Partiamo da un presupposto: a me Ivan Juric piaceva.
Mi piaceva il suo modo di fare, sempre schietto e trasparente soprattutto davanti ai microfoni a differenza di tanti colleghi che una volta entrati in sala stampa indossano una maschera che non li appartiene; mi piaceva il suo modo di interpretare il calcio in maniera forse troppo visionaria per gli uomini ai quali ha cercato di applicarlo; mi piaceva anche il suo essere così visceralmente genoano, caratteristica che probabilmente più di altre si è rivelata un boomerang per la sua avventura sulla panchina rossoblu.

Inoltre, come molti genoani, anch'io ero affascinato dall'idea che una volta salutato Gasperini ci fosse un suo allievo pronto a ripercorrerne i passi. Una fantasia alimentata dall'illusorio primo trimestre di Juric sulla cattedra di Pegli.

Però nel calcio si sa che i risultati contano più di ogni altra cosa e ahimé, ma soprattutto ahilui, i numeri che il pirata croato ha collezionato con il Grifone suonano nei suoi confronti come una sentenza inappellabile. Al netto delle sei gare dirette da Andrea Mandorlini, nel 2017 nessuna squadra nei cinque massimi campionati europei ha avuto una media punti inferiore a quella del Genoa. Un dato troppo clamoroso per non essere preso in considerazione.

Contro Juric gioca poi una gestione dello spogliatoio che definire non sempre ottimale suona come un eufemismo. Troppi screzi resi pubblici, troppi litigi con questo o con quell'altro giocatore. Malumori che forzatamente hanno finito per ripercuotersi sulla squadra. Spigolature parzialmente compensate, agli occhi del gruppo, da un ritmo di allenamenti degno del campionato di Eccellenza, Tra partite, rifiniture e riposi i giocatori rossoblù risultavano i meno impegnati d'Italia durante la settimana. Lunedì sempre liberi, salvo rare eccezioni, mai una doppia seduta e il sabato una leggera sgambata. Di giorni veri a disposizione per allenarsi appena quattro e con sessioni che raramente sforavano le due ore. E poi vien da chiedersi come mai, nonostante tutto, il gruppo propendesse per la riconferma del mister balcanico...

Tutti cause che hanno contribuito, assieme alla latitanza ed agli errori di una società sempre troppo assente, a portare il club più antico d'Italia sull'orlo del baratro.

Ma se il calcio non è galantuomo, a differenza del tempo, sono convinto che lontano dalla Lanterna proprio il passare degli anni potrà rendere giustizia al buon Ivan.

Nel frattempo però il Genoa ha bisogno di guardare avanti e lo fa affidandosi a chi ha già dimostrato di avere doti taumaturgiche, quel Davide Ballardini che già due volte in passato è corso al capezzale del Grifone riuscendo nell'impresa di risvegliarlo da quello stato di morte apparente nel quale l'avevano fatto sprofondare i suoi predecessori.

È vero che non sempre la storia si ripete ma al popolo rossoblù l'unica cosa che resta in questo momento è la speranza di un futuro diverso dal recente passato. Magari con meno sogni ma con più pragmatismo.