Tra le mille cose che non funzionano in questo momento in casa Genoa ce n'è una che raramente viene sottolineata: la mancanza di un capitano.

Ovviamente non sto parlando di chi indossa la fascia e fa a Bim Bum Bam a centrocampo col collega avversario ad inizio partita. Mi riferisco invece ad una figura vera ed autorevole capace di metterci la faccia e strigliare i compagni quando le cose non vanno come dovrebbero.
Una cosa che al Genoa non accade mai e non solo da quest'anno.

L'ennesima dimostrazione la si è avuta sabato sera quando al termine del terzo derby perso consecutivamente, statistica da record negativo, l'unico giocatore rossoblu che si è presentato ai microfoni non è stato, come era lecito attendersi, uno dei senatori (Perin, Izzo o Veloso tanto per non fare nomi) ma il giovane Omeonga, ossIa un ragazzo di 21 anni  tecnicamente molto valido ma arrivato a Pegli appena 3 mesi fa e dunque difficilmente in grado di sorreggere sulle proprie spalle il peso di un intero spogliatoio.

La cosa del resto era una costante anche dell'ultima stagione quando il capitano non era Perin, bensì il campione del mondo, d'Europa e d'Italia Nicolas Burdisso, uno al quale esperienza e carattere di certo non mancano ma che evidentemente ha scarsa dimestichezza davanti ai microfoni. Viene dunque spontaneo chiedersi come mai colui che dovrebbe essere il punto di riferimento e se il caso anche di sprone per i compagni non si presenti mai davanti a taccuini e telecamere.

Un vero capitano dovrebbe essere un giocatore speciale uno in grado di fare la differenza non solo in campo ma anche soprattutto con le parole quando il momento lo richiede.
In caso contrario è semplicemente un calciatore come un altro che si distingue dai compagni per quella piccola fascia portata a mo' di decorazione sulla manica sinistra.