Alla vigilia della sfida con il Napoli, aveva promesso che non avrebbe snaturato il suo Genoa. Il campo, ieri sera, ha dimostrato che Ivan Juric è stato di parola. 

Nonostante ci fossero tutti i presupposti per presentarsi alla capolista con un atteggiamento più remissivo, il tecnico croato ha preferito lasciare inalterato il proprio sistema di gioco. Sul prato di Marassi si è così visto un 11 combattivo e propositivo che non solo ha corso pochi rischi contro l'attacco più prolifico del torneo ma ha addirittura rischiato di portarsi a casa l'intera posta in palio.
Solo una squadra come una fortissima personalità e conoscenza dei propri mezzi poteva disputare una gara come quella di ieri. Se per una sera il Napoli è sembrato giocare col freno a mano tirato, il merito è tutto di Juric che è stato bravo nell'imbrigliare le fonti del gioco partenopeo, tagliando i rifornimenti alle sue temibili bocche da fuoco.

Nell'emozionante sera del ritorno a Marassi di Milito, seppur da spettatore, i rossoblu hanno eseguito alla lettera il copione dettato loro dall'allenatore, dando l'impressione di sapere sempre cosa fare e risultando quasi incuranti degli ostacoli incontrati lungo il percorso, come l'assenza del regista titolare o la perdita del bomber di riferimento.
La squalifica di Veloso ha privato il Genoa del suo faro a centrocampo. Juric non si è composto e l'ha rimpiazzato un po' a sorpresa con Ntcham, uno che l'ultima volta che si era posizionato in quel settore ne aveva combinate di tutti i colori, contribuendo al trionfo della Sampdoria nello sciagurato derby d'andata della scorsa stagione. Ieri sera invece il francese sembrava un altro. Ha rispettato le consegne del tecnico senza strafare, interpretando il ruolo a modo suo ma in maniera efficace.
Come se non bastasse dopo neanche mezzora il Grifone ha dovuto rinunciare anche al suo uomo più prolifico. I soliti muscoli di cristallo hanno messo KO Pavoletti dopo un terzo di gara, costringendo Juric ha gettare nella mischia Simeone junior. Il Cholito, col suo fisico gracile, ha fatto del suo meglio in mezzo agli armadi partenopei finendo spesso stritolato dalla morsa di Albiol e Koulibaly. Eppure alla fine, zitto zitto, la sua occasione per lasciare un segno indelebile sulla gara l'ha avuta. Se non ha potuto urlare la propria gioia nella notte del Ferraris il merito è solo di uno straordinario Reina.

Nonostante le difficoltà di formazione ed il fatto di aver davanti a sé una delle squadre più forti del torneo, il Genoa ha confermato ancora una volta quanto di buono fatto vedere fino ad oggi. Tanto che alla fine c'è anche chi recrimina per quel punto che sarebbe potuto triplicare.
Gara dopo gara il Grifone è sempre più lo specchio del proprio allenatore: grintoso, combattivo, tenace. 

Il vero fuoriclasse di questa squadra, che pure di giocatori buoni ne ha diversi, è lui: il pirata di Spalato.