Una delle domande che la stragrande maggioranza dei giornalisti americani si faceva poche ore fa prima dell’All Star Game di Major League Soccer era se il campionato americano fosse grande abbastanza. Se gli investimenti che sono stati generosamente investiti da proprietari delle franchigie e sponsor hanno davvero alzato il livello di gioco quasi alla pari di quello europeo: se l’MLS può andare avanti con le sue gambe offrendosi come forma di intrattenimento oltre che di show sportivo. La risposta è “ancora no”. 

L’1-1 tra la MLS All Stars (foto Twitter @MLS) e il Real Madrid è bugiardo se si considerano i 35 tiri in porta delle merengues, i numerosi salvataggi di Howard e Frey, le molte conclusioni fuori di un nulla, le azioni portate avanti sia dalle riserve che dai titolari del Real con una eleganza e una superiorità assoluta. La rappresentativa MLS ha fatto il proprio costruendo un paio di palle gol, trovando il pareggio al gol di Borja Mayoral (59’) su un calcio d’angolo male interpretato dalla difesa e carambolato tra la testa di McCarthy, il palo, la mano di Luca Zidane e la testa di Dom Dwyer che alla fine ha avuto la ragione dell’ultimo arrivato, e se l’è presa. 

Il Real ha giocato una partita stellare, Bale (che si diceva avesse problemi e non dovesse giocare) quando è entrato in campo ha devastato la metacampo americana neanche fosse Highlander, anche se è gallese… 

La vittoria ai rigori (4-2) del Real è un atto di giustizia dopo quello che si è visto sul campo. 
No, l’MLS che si chiede se sia giusto riportare l’All Star Game alla vecchia formula East vs West esce dalla partita contro il Real con un giusto bagno di umiltà: nonostante splendidi campioni non solo americani e tantissimi giocatori di Canada e USA che stanno crescendo e alla grande. Ma il livello è ancora distante. D’accordo: hanno mirato alto… il Real Madrid, il massimo! E forse speravano di fare una figura migliore perché gli spagnoli si sono appena riaggruppati mentre il campionato statunitense è in pieno svolgimento. 

In compenso l’MLS ci insegna altre cose: ieri è stato siglato un accordo per la distribuzione di tutte le maglie di tutte le franchigie con la Adidas. Ovviamente i termini economici dell’accordo non sono stati confermati ma si parla di un accordo da 120 milioni di dollari all’anno fino a tutto il 2024. L’MLS tratterrà il 15% per la cassa comune e distribuirà il 70% in parti uguale a tutte le squadre. Il resto andrà ovviamente in percentuale a chi venderà più maglie, com’è giusto che sia. E’ una cifra stratosferica perché le maglie MLS, obiettivamente e senza tante variazioni sgargianti, sono davvero molto belle. E ne vendono a casse. Alla casa tedesca è stato chiesto di limitare le tre strisce, che sono il loro brand, solo alla parte superiore delle spalle senza andare oltre la manica. Un modo come un altro per difendere il proprio territorio. Che si allarga: perché sempre ieri, d’altronde con l’All Star Game gli occhi del mondo erano puntati tutti su Chicago, è stato reso noto che gli accordi di distribuzione televisiva locale e panamericana sono stati rinnovati con Fox, Espn e Univision: e sono altri 90 milioni di dollari all’anno. Accordo di tre anni con aumento di 10 e 15 milioni allo scadere di ogni anno.

L'Adidas dovrà inoltre investire nel programma per le Academy Generation Adidas che ogni anno porta tra i trenta e i quaranta under 18 a giocare nelle prime squadre. Un bel segnale: rendere i giovani davvero protagonisti…

Ci si interroga se sia giusto pagare Neymar, di diritto o di straforo, 222 milioni di euro. Io, che arrivo da Genova e ho sempre speso più di quello che ho guadagnato, penso che il mercato lo faccia chi ha i soldi. Poi, se mai, è da capire come questi soldi vengono redistribuiti per aumentare la competitività, il movimento nazionale di uno sport che sia il calcio o altro. In America questo lo sanno fare da anni. A noi non riesce nemmeno tanto bene di copiare.