Icardi ha già segnato più del doppio dei gol di Dzeko, al momento (15 vs 7). Evidentemente Spalletti si porta dietro i suoi segreti, per quanto la Roma e il bosniaco non stiano affatto facendo male. La valorizzazione di Mauro Icardi è però sotto gli occhi di tutti, proprio come lo era stata quella di Dzeko l’anno scorso. Una valorizzazione che sembra ogni volta produrre lo sbocciare pieno del potenziale ancora inespresso di un giocatore. Come se Spalletti, da qualche parte, conservasse decine e decine di chiavi personalizzate: per i calciatori allenati in passato, per quelli che allena ora, e per quelli che, magari, desidererebbe allenare. E senza dubbio, Spalletti uno come Icardi non poteva non desiderarlo. Uno che attacca la profondità così, con questa competenza crudele. Il limite si sapeva, d’altronde, quel problemino di non poco conto per il gioco del tecnico di Certaldo: per caratteristiche, il bomber nerazzurro si disinteressava spesso dell’uscita della palla in fase di costruzione. Su quel movimento incontro lì, per aiutare i compagni a uscire dal pressing, Icardi doveva migliorare. Questa cosa Spalletti la ripete dalla prima conferenza stampa. In parte è già migliorato, in parte gli si va incontro, con una serie di giocate che gli permettono di lavorare quasi esclusivamente sulla linea dei difensori, cosa che ama fare da sempre. Nella partita di Cagliari, specialmente nel secondo tempo quando la squadra ha ritrovato il suo gioco con l’ingresso di Brozovic, Icardi ha mostrato un repertorio di movimenti ancora una volta da manuale. Parlare di fortuna, in occasione del primo e soprattutto del terzo gol, significa trascurare completamente il lavoro principale di un attaccante di razza: lo smarcamento. Ma prima di affrontare questo argomento, riavvolgerei il nastro un secondo per apprezzare come è nato il tre a uno, perché –credetemi- l’azione merita davvero, a dispetto di quanto si possa pensare concentrandosi soltanto sulla conclusione in porta finale. Ecco il disegno di Spalletti per attaccare una difesa a tre. Vediamo come coinvolge Icardi.      

ICARDI NEI DISEGNI DI SPALLETTI – Innanzitutto, il limite di Icardi è superato tagliando alla radice il problema: la prima verticalizzazione non lo contempla quasi mai. A questo pensano i tre che svariano davanti a lui, tra lui e il centrocampo: Candreva, Brozovic (o Valero) e Perisic.  Questo consente a Icardi di stare alto e di lavorare sulla linea come si diceva, in modo tale da allungare la squadra avversaria. I tre allora si smarcano sulla trequarti, talvolta intercambiandosi, di solito mantenendo le posizioni di partenza. Nel terzo gol dell’Inter contro il Cagliari, l’azione nasce sulla destra, dove Candreva finge di attaccare la profondità come nel secondo gol, ma poi va incontro. Si è preso un metro su Padoin per giocare a sua volta in diagonale verso Icardi.



Di prima, naturalmente, perché Icardi se lo aspetta. Sul tocco, il centravanti si stacca in anticipo dal centrale Ceppitelli. Importante la presenza di Brozovic, che attira su di sé Andreolli, centrale laterale sinistro, spezzando la linea a tre. Dov’è lo spazio da attaccare? 



Candreva lo sa, così come Icardi: lo spazio da attaccare è alle spalle di Padoin e Andreolli usciti in pressione. Ed eccovi finalmente la sponda del numero 9 nerazzurro. Chiude di testa una triangolazione molto ampia. Per lui, il vantaggio di non dover fare il primo movimento incontro sta tutto qui, nell’essere molto più vicino alla porta, quando si libera del pallone. 



LA MOSSA CONTRO L’ATALANTA – Apro su questa giocata una parentesi. Nella partita precedente, contro l’Atalanta, era stata sistematica, specialmente nel primo tempo. Ne ho contate almeno cinque. Oltre al tacco meraviglioso di Valero, che ne aveva fatto un altro poco prima, sempre per Icardi, ci sono stati quelli di Perisic e di Candreva, tutti alla ricerca della prima punta, benché più arretrati. Un caso? No, una mossa speciale di Spalletti per infilare il più rapidamente e coraggiosamente possibile il feroce pressing dell’Atalanta. Tutti sanno ormai che Gasperini alza i mediani del 3-4-3 sui mediani avversari, chiedendo a uno dei tre centrali di accorciare forte sul trequartista eventuale. Così faceva Palomino su Valero. Il problema è che Spalletti, contemporaneamente, faceva entrare dentro al campo anche un esterno, costringendo il laterale di turno atalantino a stringere moltissimo, fino a abbandonare la propria fascia di competenza. Esempio: Castagne su Candreva. Ancora non la prima, ma la seconda verticalizzazione è quella che attende Icardi (quella più imprevedibile per gli avversari).



A quel punto la sponda di Icardi è già un affondo, più che una semplice apertura. Come nel caso di Cagliari, anche qui lo spazio da attaccare si apre alle spalle di Castagne (il Padoin di turno). Un’altra triangolazione di prima. 




CAPIRE, MUOVERSI – Chiusa parentesi, torniamo allo sviluppo dell’azione da cui eravamo partiti: siamo di nuovo a Cagliari, qualche istante prima del 3-1. Candreva dopo aver ricevuto di testa da Icardi entra in area, ma i sardi si chiudono a riccio, tutti raccolti a protezione della porta. Icardi decide di non attaccare i sedici metri e si posiziona per uno scarico sulla lunetta. Scarico che non arriva. A un certo punto però succede qualcosa che Icardi capisce prima degli altri mentre Candreva è bloccato: Gagliardini parte in sovrapposizione. E’ questo lo stimolo che attiva il fiuto del bomber. Sovrapposizione uguale possibile cross di destro a uscire sul secondo palo. Per conseguenza, ma nella realtà quasi in simultanea al movimento di Gagliardini, da fermo che era, Icardi si fionda sul secondo palo. Da lì calcerà in rete la palla sporca del 3-1. Chiamatela fortuna, adesso.   



LA FATICHE DI ICARDI - Si potrebbero raccogliere ancora moltissime intuizioni, moltissimi attacchi tentati da Icardi senza palla, senza scomodare altre partite. Ne ho selezionato uno fantastico. Anche se in questo caso non arriverà a concludere, Icardi qui ci può insegnare molto. Quando si parla di fatica, nel calcio, si pensa solo alla fase difensiva: la retorica delle maniche tirate su, del sudore eccetera eccetera. Ma esiste anche un genere di fatica senza palla, di cui non si parla quasi mai, che consente alla propria squadra di palleggiare o attaccare con successo: la fatica dello smarcamento. Icardi è l’Ercole di queste fatiche. Guardate qui quando inizia a lavorare su Romagna. Mentre Brozovic (prima verticalizzazione) sta stoppando il pallone, è ancora girato e non lo vede. 



Fisicamente Icardi è letale. Spinge letteralmente Romagna verso il centro, facendogli credere in un taglio, e poi sterza e si apre un corridoio tra sé e il difensore. Romagna nel frattempo non ci capisce più niente, gli dà le spalle e lo perde. Brozovic infila. In generale, provate a seguire Icardi quando il pallone è ancora lontano ma sta diventando appetibile. Ammirate le sue fatiche. Vi assicuro che sono più di dodici a partita.