Se un giorno qualcuno avrà ancora voglia di approfondire i cambiamenti che la televisione ha generato nel mondo del calcio, vorrei suggerire un piccolo spunto che riguarda l'investimento emotivo dello spettatore. Un tempo, e non stiamo parlando di decenni fa, la carica emotiva trovava la sua valvola di sfogo, nel bene o nel male, la domenica pomeriggio. La spalmatura delle partite ha allargato il campo d'azione, ma questo è più che evidente.

Diverso il discorso sul calciomercato, non relegato più alla sola estate da quando esiste il cosiddetto «mercato di riparazione» di gennaio. Bisogna ripetersi: un tempo, e non stiamo parlando di decenni fa, il calciomercato era un genere giornalistico estivo cui era concessa ampia libertà d'invenzione. Con «Calciomercato», la trasmissione di Alessandro Bonan e Gianluca Di Marzio, le cose sono profondamente cambiate (Sky Sport 1, dal lunedì al venerdì, ore 23). Per quanto il programma tenda a sdrammatizzare (le sigle inventate da Bonan con la sua diretta partecipazione nelle vesti di cantante), a occhieggiare lo showbiz, a creare situazioni divertenti, è indubbio che lo spettacolo sia ormai una parte costitutiva del calciomercato. Sia per le notizie molto attendibili di Di Marzio e degli altri collaboratori, sia perché si ha l'impressione che procuratori e calciatori si «servano» di «Calciomercato» per mettere in vetrina le loro strategie.

Niente di male, per carità, magari i giornalisti invitati, come l'ex torinista Gigi Garanzini, invece di parlare di barbera, potrebbero picchiare un po' più duro su certe storture, ma questo è il calcio. E l'investimento emotivo? Siccome «Calciomercato» si è serializzato, ogni sera il tifoso è chiamato a un supplemento di scariche adrenaliniche. Con un processo analogo a tutto il mondo dello spettacolo, il backstage è diventato ribalta.