Nel convulso finale di Inter-Fiorentina, un Paulo Sousa alla ricerca disperata del pareggio è andato a pescare in fondo alla panchina uno sconosciuto (ai più) americano, classe ’98: si tratta di Joshua Perez, nipote d’arte (lo zio Hugo partecipò ad Usa ’94), attaccante esterno della Primavera viola, portato in Italia ad inizio 2016 ma scovato diversi anni prima dagli scout gigliati. E’ solo l’ultimo di tutta una serie di giovani fatti esordire dal tecnico portoghese: prima di lui era toccato a Ianis Hagi, figlio d’arte ed in campo per una ventina di minuti a Cagliari, ma soprattutto a Federico Chiesa, altro figlio d’arte ma decisamente più addentro alle vicende della prima squadra. L’esordio di Chiesa junior infatti arrivò, a sorpresa, addirittura dal primo minuto in occasione di Juventus-Fiorentina, prima giornata di questo campionato.

NON E' UNA PROVOCAZIONE - La scelta allora strabiliò un po’ tutti, perché in estate il giovane classe ’97 aveva lasciato sì buone impressioni ma non l’idea di poter partire addirittura da titolare. I più maliziosi pensarono al classico messaggio provocatorio di un allenatore insoddisfatto dal mercato, sentimento probabilmente caratterizzante il portoghese, che però nel prosieguo ha dato dimostrazione di credere molto nel figlio di Enrico, schierato in altre otto occasioni tra campionato ed Europa League. Ma se il caso di Hagi sapeva molto di passerella, in una gara già chiusa (la Fiorentina stava vincendo per 5-3), la scelta di Perez ha riacceso i fari sul fronte “provocazione”: in panchina a San Siro c’erano infatti i vari Vecino, Zarate e Babacar. Gli ultimi due in particolare, attaccanti ben più scafati e abituati a contesti come quello del “Meazza”, ignorati però da un Sousa che sembra non avere più tanta fiducia in loro.

LINEA VERDE - A fare da contraltare a questa interpretazione c’è però anche la buona predisposizione dello stesso Paulo Sousa a testare i vari prospetti che gli arrivano tra le mani, direttamente dal settore giovanile: la scorsa stagione fu tutta di Federico Bernardeschi, inventato prima da esterno destro a tutto campo e poi ricollocato opportunamente sulla trequarti, dove il numero dieci di Carrara sta finalmente segnando con continuità. Sarà la mentalità “poco italiana”, che negli passati ha avuto sempre un po’ di allergia nel lancio dei giovani autoctoni, saranno le nuove regole imposte dalla Figc, fatto sta che nell’ultimo anno e mezzo la Fiorentina ha lanciato ben quattro giocatori transitati dal proprio settore giovanile, al netto della rinuncia a Capezzi e Fazzi, ceduti al Crotone in estate. E’ un trend sicuramente interessante, che a Firenze si augurano possa avere un seguito perché, aldilà delle logiche economiche o regolamentari, fare il tifo per chi è nato con il viola addosso fin da bambino è anche più stimolante. E Paulo Sousa si sta prestando sicuramente alla realizzazione di questo desiderio, con una bella dose di coraggio, mitigata solo in parte dal sospetto di scelte sibilline.