La Lazio commette più errori difensivi (due, entrambi con Bastos) e lascia alla Roma un derby combattuto, avvincente ed equilibrato. Il 2-1 rispetta non solo l’andamento della partita, ma anche la pericolosità delle due squadre. Quella di Di Francesco ha fatto di più sia nel primo tempo, che fino a metà ripresa. Simone Inzaghi, invece, è stato efficace soprattutto quando ha cambiato uomini (Lukaku per Lulic, Nani al posto di Lucas Leiva) e sistema di gioco (dal 3-5-2 al 3-4-1-2).
   
C’è chi ha vinto e chi ha perso, ma nessuno ha impartito lezioni a nessuno, tanto che il pareggio sarebbe anche potuto arrivare quando, nel finale, Di Francesco ha inserito Juan Jesus per Nainggolan difendendo a cinque. Inevitabile che la linea di difesa giallorossa - prima sempre alta - si sia abbassata, ma problematico per i laziali trovare spazio di giocate. La Roma si è chiusa ermeticamente e non ha corso alcun rischio.
   
Vittoria gloriosa - come per ogni derby - e vittoria preziosa perché, vista dal fronte giallorosso, ristabilisce la gerarchia cittadina (Roma davanti di due punti) e accorcia in testa una classifica cui manca quasi tutto il tredicesimo turno, ma anche due recuperi e proprio di Roma e Lazio. Se quest’ultima non esce ridimensionata dal derby, quella che lo ha vinto mette le ali ai piedi. Per me la Roma era squadra da scudetto già prima, adesso, però, si candida con maggiore consapevolezza e altrettanta autorità.
   
Il derby ha ribadito quel che ho sempre pensato e detto. E cioè che Di Francesco ha una rosa più ampia, più folta e più qualitativa. Aver voluto, a tutti i costi, recuperare Nainggolan non è una contraddizione. Il belga, anche se un po’ acciaccato, ha forza e personalità. Metterlo in campo era un gesto obbligatorio ben sapendo, come aveva anticipato l’allenatore, che essere all’ottanta per cento significa per lui giocare su un livello di eccellenza difficilmente raggiungibile da altri. Il fatto che abbia segnato il gol dell’allungo può essere casuale solo per chi non crede al lavoro di tattica e di strategia. I suoi inserimenti, infatti, seppur in diminuzione rispetto all’anno passato, sono sempre gravidi di pericolosità per gli avversari.
    
La Roma ha vinto con il pressing che non ha fatto respirare la Lazio ad inizio di ripresa. I calciatori di Inzaghi, in quel frangente, hanno faticato ad uscire dalla propria metacampo e talvolta anche dall’area di rigore. E così che Bastos, in occasione del primo gol disceso direttamente da un calcio di rigore, ha agganciato la gamba di Kolarov in area. Fallo inutile e dannosissimo perché l’esterno della Roma si stava spostando in orizzontale al limite dell’area avversaria e non avrebbe avuto la possibilità di battere a rete. Dal dischetto Perotti ha segnato con la consueta tecnica (passo lento, sguardo sul portiere fino all’ultimo, palla piazzata nell’angolo a sinistra dello stesso). Cinque minuti dopo (dal 3’ all’8’), Bastos ha perso palla in uscita, ma anche in questo caso sul pressing della Roma. Nainggolan si è aperto chiedendo palla al limite (e già pensando al tiro) prima di incrociare alla destra di Strakosha.
   
Colpita duro, la Lazio sembrava definitivamente abbattuta. Invece le correzioni di Inzaghi l’hanno rianimata soprattutto sulla fascia sinistra, quella occupata dal nuovo entrato Lukaku. Più in generale, i biancocelesti hanno cercato l’uno contro uno laterale per creare quella superiorità numerica fino a quel momento inibita dalle linee difensive della Roma.
   
In effetti l’azione del rigore laziale (prima negato da Rocchi, poi assegnato con l’ausilio della Var) è nato da un cross da destra di Nani (altro neo entrato), sul quale Manolas ha colpito con il braccio. Immobile (al quindicesimo gol, sesto su rigore) ha riacceso la speranza. Tuttavia da quel momento (24’) si è giocato poco (sequela di sostituzioni, qualche uomo a terra per i relativi soccorsi) e nel recupero (sei minuti) ancor meno. La Lazio ha tenuto maggiormente la palla, la Roma - sicuramente più stanca - non è riuscita ad affondare. Ma a quel punto non le importava nemmeno tanto. I tre punti sono un tesoro.