"Resampling" e Turibanol. Chi sono costoro? Due semplici parole che, giorno dopo giorno, stanno rivoluzionando lo sport mondiale. Ogni mese, anzi ogni quindici giorni, ci sono uno o più atleti vincitori di medaglie olimpiche, che si vedono cancellare le loro vittorie, a causa del "resampling" ovvero un riesame con nuove tecniche su test congelati. Il "resampling" evidenzia, anni dopo, la presenza assai ingombrante di Turibanol, uno steroide da fine della guerra fredda, assunto tra gli anni Settanta e Ottanta nella Repubblica Democratica Tedesca. Nelle campionature scongelate di molti atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi di Pechino e Londra è stata ritrovata quella molecola, il dehydrochlormethyltestoterone, che faceva crescere la barba alle lanciatrici di peso e non solo. Un vecchio steroide divenuto un classico vivente, se  ne è stato recentemente scoperto l’uso nella Major Legue del baseball.

 La WADA , l'Agenzia mondiale antidoping e il CIO ne danno conferma pressoché continua. I mezzi d'informazione ne scrivono di frequente. La tv tedesca ARD e Le Monde hanno parlato di come, col beneplacito della vecchia IAAF ( la Federazione internazionale di Atletica leggera) ancora presieduta da Djack, funzionasse la cosiddetta "Total Protection": un sistema molto articolato con cui gli atleti pagavano per nascondere il doping. Cifre e nomi: 300 mila, 400 mila, 500 mila collegati di volta, in volta a questo o quell'atleta. Sembra che il braccio operativo della rete facesse capo a Papa Massata, figlio del Presidente della IAAF, fino al 2015, Lamine Djack, che agiva in stretto contatto con l'ex Presidente della Federazione di Atletica russa Valentin Balakhnichev, oggi radiato. Prima delle Olimpiadi di Rio, la  Federazione di Atletica russa finì nella bufera e il CIO decise d'intervenire direttamente per impedire agli atleti segnalati dalla WADA la partecipazione ai giochi. Una decisione dall'impatto politico rilevante, che fece muovere Putin in persona, tanto che fu trovato un compromesso: sarebbe stata la  "bonificata" Federazione russa e non il CIO a prendere tutte le iniziative del caso.

Ieri, La Repubblica è tornata sul tema (foto trackarena.it) denunciando come siano 19 le nazioni che hanno avuti test positivi dopo le Olimpiadi '08 e '12. Nelle Olimpiadi riscritte di Pechino e Londra, la Russia ha perso 17 medaglie, ma un gruppo di atleti ex sovietici, appartenenti alle Repubbliche bielorusse, kazake, ucraine, ucraine, uzbeke, armene e azere si è vincitore di ben "47 medaglie sporche". Altro che Ben Johnson.

Indirettamente, anche Usain Bolt risulta in attesa di verdetto: il suo compagno di staffetta Nesta Carter "è incappato in un resampling" mettendo a rischio l’oro del 2008.

Dal ciclismo, uno sport tra i più compromessi col doping, non si cessa di richiedere una parità di trattamento nei test antidoping. Per chi corre in bicicletta, infatti, gli esami sono molto più invasivi rispetto a quelli, per esempio, per chi corre dietro a una palla.

Già: ci siamo malinconicamente abituati a considerare, anni dopo, Tour e Giri d'Italia capovolti; a vedere le lacrime di tenniste condannate; ad assistere a trionfi di olimpionici rotolare nella polvere. Anche il calcio non è andato esente dal doping, ma, nel complesso è "poca cosa". Il calcio, e non solo lui, ha una gran fortuna: è un gioco di squadra, l'antidoping si applica, di volta in volta, a pochi soggetti e tutt'al più si punisce un giocatore. Altrimenti, chissà? Ve l'immaginate scudetti e coppe revocati? E squadre cancellate?