Roberto Inglese ha rilasciato un'intervista a Repubblica. Questo uno stralcio:

Inglese, allora cambia maglia?
«Sono di proprietà del Napoli, prima o poi andrò lì. Se succederà subito o a giugno, però, non lo so. Quando ho affrontato gli azzurri in campionato, non mi ha fatto alcun effetto particolare. Non ho ancora respirato l’aria di Napoli, non ho vissuto lo spogliatoio. E ho conosciuto solo Insigne, in Nazionale».

Ventura la chiamò al posto di Belotti in ottobre, poi l’ha lasciata a casa contro la Svezia. 
«Ma l’eliminazione la sento mia. Mi chiamò per gli stage e pensai a uno scherzo, ho capito davvero di far parte della Nazionale quando mi hanno aggiunto alla chat di WhatsApp. Il giorno dopo la Svezia non sapevo cosa scrivere...».

Nello spogliatoio si leggono ancora i quotidiani? 
«Raramente. In ritiro, qualche volta. Però non siamo disinteressati al mondo intorno a noi. Privilegiati sì, il nostro gioco è anche il nostro lavoro. Ma a me piacerebbe parlare d’altro con la gente, al di là del selfie, della maglia da regalare o dei punti al fantacalcio. Alle cene con i tifosi certe volte mi apro».

E cosa racconta? 
«Che ho 26 anni, e sono andato via di casa a 13. Che mi pesa vedere i miei genitori ogni tre o quattro mesi, e allora passo con loro ogni buco libero per non rimpiangere un domani di non averlo fatto. Che ho fatto rinunce e ho avuto fortuna, ma ci sono mille come me che fanno gli stessi sacrifici e non arrivano».

Se si guarda indietro? 
«Sognavo di giocare in A una volta prima dei 30 anni. Ne ho 26, sono arrivato in doppia cifra con i gol e poi in azzurro. Nel Napoli non so se sarò all’altezza, non mi vergogno a dirlo. Provo a fare un passo in più. A vedere dove sono i miei limiti».