Quando, ormai qualche mese fa, scrivevo che lo scudetto, se non l'avesse vinto il Napoli, l'avrebbe conquistato l'Inter, la maggioranza dei lettori e degli ascoltatori mi dileggiavano, soprattutto per l'ardire di mettere l'Inter tra le favorite. Dopo lo scontro diretto e la dimostrazione di gioco delle due squadre, credo che alcune valutazioni siano chiare e altre vadano ribadite. 

Primo. Il Napoli gioca il miglior calcio d'Italia (in Europa non ancora perché c'è il Manchester City), ma l'Inter gli è di poco inferiore. 
Secondo. La solidità della fase difensiva che, tra le altre cose, presenta il più bravo portiere del campionato (Handanovic), è reperibile non solo nei numeri (migliore retroguardia assieme al Napoli), ma anche nelle prestazioni. Segnare all'Inter è difficile anche per chi (il Napoli, appunto) ha l'attacco più prolifico della serie A (26 reti). 
Terzo. I due allenatori conoscono non solo il calcio, ma anche i dettagli, quelli che ad altissimo livello fanno la differenza. La partita è stata bella perché nessuno dei due si è tirato indietro, nessuno ha giocato per non perdere, nessuno ha rinunciato a qualcosa. 
Quarto. Napoli e Inter hanno due rose competitive e qualitativamente equivalenti. Di diverso c'è che il Napoli sta giocando ogni tre giorni e l'Inter no e questo fornisce ai nerazzurri alcuni vantaggi sul piano del recupero e della forza. 
Quinto. Al contrario di altre squadre, entrambe hanno un'identità tattica estremamente definita e coerente, i giocatori sono messi nelle condizioni di rendere al massimo, le prestazioni sono spesso positive, i risultati stanno confermando una continuità invidiabile. 

E' del tutto normale, dunque, che a comandare la serie A siano queste due formazioni, separate da appena due punti. Certo, oggi la classifica potrebbe accorciarsi (Juventus, Lazio e Roma, che ha una partita da recuperare, sono in grado di fare bottino pieno), ma questo significa solo che c'è maggiore equilibrio in testa, non che sono tutti sullo stesso piano. Chi insegue - e mi riferisco soprattutto alla Juve - non ha (ancora) il livello di gioco di Napoli e Inter. 

Partita bella anche se priva di gol. Il Napoli ha avuto più occasioni, l'Inter maggiore applicazione. Spalletti, memore con la Roma dell'aver espugnato il San Paolo con lo stratagemma della difesa a tre e mezzo, ci ha riprovato anche questa volta, alzando Nagatomo. Mossa più tattica che tecnica perché il giapponese, pur avendo disputato una buona partita, non poteva inibire del tutto Callejon sul piano delle capacità individuali. Però non c’è dubbio che abbia limitato il Napoli sul fronte destro, perché sul giro palla dell'Inter era difficile andare alti a pressare Nagatomo. Ecco il dettaglio spallettiano che, pur non facendo la differenza attesa dall’ allenatore, ha limitato Sarri. 

Scrivere che l'Inter ha difeso a tre (D'Ambrosio su Insigne, Skriniar su Mertens, Miranda al raddoppio) è forse sbagliato, ma la sostanza è che in area, e nei suoi paraggi, la difesa non è mai stata in inferiorità. Questo è accaduto anche perché Vecino, Gagliardini e Borja Valero (solo un teorico trequartista) l'hanno protetta, accorciando e raddoppiando. 
Candreva e Perisic sono stati in partita più di Icardi. Vero che l'attaccante non ha mai tirato in porta, vero anche che i due esterni hanno giocato tanti palloni (Canderva più del croato) e servito qualche assist destinato ad avere maggiore fortuna. 

Il Napoli è stato uguale a se stesso, bello e geometrico com'è nel verbo di Sarri. Al 19' su un'azione splendida (taglio di Hysaj sul lancio di Albiol), Callejon è andato alla conclusione (l'unica della sua partita). Handanovic ha respinto corto e Mertens gli ha tirato addosso. Così, alla stessa maniera profonda, Hamsik (34') ha trovato Insigne alle spalle di D'Ambrosio (l'unica incertezza di serata del terzino) e l'attaccante ha colpito debole di testa da due metri. 

L'Inter ha fatto meno, ma un paio di occasioni gol si sono viste. Una (41') con Borja, servito di testa da Perisic, con tiro messo in angolo da Reina. L'altra, in apertura di ripresa, quando Vecino, palla al piede, ha tagliato il campo in verticale, poi ha scambiato con Icardi, infine si è decentrato per concludere. Albiol ha salvato sulla linea. 

Il resto, onestamente, è stato Napoli. Senza alzare il ritmo (anzi), senza un tambureggiare offensivo, ma comunque con pericolosità. Hanno tirato Hamsik (10': fuori); Insigne, da sinistra e a giro, palla a lato; infine Zielinski, centrale, con Handanovic che ha respinto con i pugni. Molto da vedere e moltissimo da capire.