La prima vittoria interista di Stefano Pioli è meritata, ma meno limpida di quanto dica il punteggio (4-2) e le circostanze che avevano determinato una partenza a razzo: 3-0 dopo 19 minuti.

Sullo svolgimento corretto dell’incontro pesano almeno tre decisioni dell’arbitro Damato, pessimo sia nel ravvisare i falli, sia nel comminare le sanzioni disciplinari.

Primo episodio: mancato rigore per la Fiorentina, causa un netto intervento di Miranda su Gonzalo Rodriguez in area interista.

Secondo episodio: ingiusta espulsione dello stesso Gonzalo Rodriguez per intervento su Icardi, erroneamente giudicato in chiara occasione da rete (era lontano dalla porta e stava rientrando Salcedo).

Terzo episodio: non concessione di una punizione dal limite per fallo su Chiesa (sostituto di Bernardeschi) che, oltre a togliere alla Viola l’occasione per il pareggio (Ilicic era in serata di grazia), ha fatto scattare il contropiede dell’Inter, concluso con il quarto gol. 

La Fiorentina avrebbe meritato di più per come ha giocato dieci contro undici. Ma l’Inter, al di là di una gestione scriteriata del vantaggio, tra il primo e il secondo tempo ha sprecato almeno tre grandi occasioni da rete. Quella di Joao Mario (subentrato a Kondogbia) la più colossale di tutte.

Non si può, dunque, parlare di risultato poco aderente a quel che è accaduto in campo. Anche se ci sarebbe piaciuto vedere questa partita diretta da un altro arbitro.

Per quasi tutto il primo tempo, l’Inter è stata aggressiva, compatta, alta nel pressing e rigorosa nelle marcature (quasi a uomo sui trequartisti della Fiorentina). Dopo due minuti, Brozovic, con un tiro sotto la traversa, ha battuto Tatarusanu. Il gesto tecnico del ritrovato centrocampista nerazzurro è stato notevole, ma quel che mi preme sottolineare è da dove è arrivata la palla (sinistra), per merito di chi (Ansaldi) e con la difesa della Fiorentina poco reattiva nel tentativo di contrastare il tiratore. Sette minuti dopo l’azione si è quasi ripetuta (sempre da sinistra), cambiando l’interpete del cross basso (Perisic) e del marcatore (Candreva), sul tocco colpevolmente corto del portiere viola. 

Quale il merito iniziale dell’Inter? Quello di aver portato, al di là del 4-2-3-1, molti calciatori nella metacampo avversaria, in una sorta di manovra corale fitta e organizzata. Ovvio che con questo tipo di atteggiamento la Fiorentina patisse il disagio sia a centrocampo dove Sousa ha schierato due soli elementi di ruolo (Borja Valero e Badelj), sia in difesa (dalla parte degli attacchi dell’Inter Salcedo è stato spesso surclassato).

Il 3-0 è venuto come un fatto naturale, anche se tanto l’invito di Candreva, quanto l’azione personale di Icardi sono stati notevoli: prima ha mandato per le terre Rodriguez, poi ha fintato sul ritorno di Astori, infine ha tirato rapinoso da dentro dell’area del portiere.

A parte qualche iniziativa di Bernardeschi (particolarmente ispirato, tanto che non ho capiro la sua sostituzione, al 20’ della ripresa, con Chiesa), la Viola ha guadagnato campo quando l’Inter ha rifiatato. Prima una punizione di Ilicic (respinta da Handanovic), poi il rigore non concesso, hanno fatto da prologo al gol di Kalinic, bravo a mettersi tra Candreva e la porta, a difendere e a controllare la palla, prima di spedirla alle spalle del portiere interista. 

Sarebbe potuta essere una partita riaperta se Damato non avesse letteralmente inventano l’espulsione di Gonzalo Rodriguez, lasciando la Fiorentina in dieci. Tuttavia, seppur con un uomo in meno e un coraggiosissimo 3-4-2, Sousa ha spaventato l’Inter fin quasi alla fine. Da una parte, infatti, i viola hanno trovato il gol del 2-3 con Ilicic in contropiede (grave l’errore di Handanovic); dall’altra, l’Inter, che aveva, come minimo, la superiorità sugli esterni, ha mancato il gol che avrebbe chiuso prima la partita: banalizzato da Joao Mario un contropiede 3 contro 2; palo di Perisic; conclusione alta, ancora di Joao Mario, solo davanti a Tatarusanu.

Così, al 92’, su azione viziata da un fallo su Chiesa, Icardi ha fatto dodici (gol) dopo una respinta del portiere (tiro di Perisic). Calcio propositivo e spettacolare, peccato solo per l’arbitro.