Estate 2003, sbarca a Milano Ricardo Izecson dos Santos Leite in arte Kakà. Esce in punta di piedi dall'aeroporto Malpensa, sorriso gentile e occhiali da vista. Otto anni dopo, estate 2011, nello stesso aeroporto atterra un altro Ricardo, che di cognome fa Alvarez, carattere estroverso e idee chiare in testa. Giovani, talentuosi, sudamericani, ma che non condividono la stessa maglia: quella rossonera per Kakà, quella nerazzurra per Alvarez. Il brasiliano in poco tempo ha convinto tutti, vincendo con il Milan tutto quello che c'era da vincere, a livello di club e personale (Pallone d'Oro 2007), diventando Ricky, il bambino d'oro.

L'argentino non ha ancora vinto nulla, ma ha tutto il tempo dalla sua parte. In questi primi giorni a Pinzolo ha già incantato i tifosi e convinto Gasperini, che è rimasto stupido dalle sue qualità. In Argentina il suo soprannome era Ricky Maravilla, all'Inter è semplicemente Ricky. E chissà che un giorno, anche lui, possa diventare Ricky, il bambino d'oro.