L'edizione odierna della Gazzetta dello Sport spiega come, anche contro la Fiorentina, l'Inter abbia sofferto dal punto di vista psicologico il primo gol subito dalla formazione di Sousa, tanto da tornare a mettere in discussione una gara che sembrava ormai finita. 

"La Viola in 10 si è ringalluzzita, ha cominciato a giocare meglio e con più decisione, persino la difesa sembra trasformata grazie anche all’ingresso di Tomovic, mentre l’Inter ha cominciato a soffrire, appunto, della solita malattia: il braccino. Malattia che viene evidenziata dal gol di Ilicic (in contropiede, pensa tu). Con l’uomo in più, l’Inter non è riuscita a ragionare, a placare la partita, a controllare il gioco. Dietro ha cominciato a collezionare indecisioni e davanti errori. Clamoroso quello di Joao Mario, entrato a inizio secondo round per Kondogbia, tutto solo davanti a Tatarusanu. Era più difficile sbagliare che segnare. Ma alla fine Icardi, dopo un’imperiosa azione di Perisic, il più continuo e velenoso dell’Inter, ha chiuso i conti".