Era un pomeriggio di maggio. Il Milan sfidava il Novara, la Juventus era già campione d'Italia ma lo scudetto, per l'ultima volta, compariva cucito sul petto rossonero. E non fu l'unica "ultima volta", anzi... La società rossonera chiudeva un ciclo, vincente, poetico, amato smisuratamente: salutava Gattuso, salutava Nesta, salutavano Seedorf, Zambrotta e van Bommel; il mercato, poi, avrebbe visto partire anche Ibrahimovic e Thiago Silva, ceduti ai milioni parigini. Ah, e salutava anche Filippo Inzaghi. Salutava soprattutto Filippo Inzaghi. A suo modo...

CHE ATMOSFERA! - Le emozioni camminavano sul campo, dopo che hanno corso e segnato per anni, vincendo "in Italia, in Europa e nel mondo", citando il presidente di allora, Silvio Berlusconi. L'aria era diversa, la si respirava; l'atmosfera era romantica, la si percepiva. Ovunque. Allo stadio, nei bar, davanti alla televisione: il tifoso rossonero seguiva, con gli occhi, ogni minimo movimento dei propri beniamini, con il corpo tirato in avanti, il gomito sul ginocchio e il mento appoggiato sulla mano. Come un innamorato guarda la sua amata, come un bambino guarda i suoi eroi. E così è stato. 

IL SALUTO DI PIPPO - Tutti hanno salutato, qualcuno ha pianto. Poi c'è chi ha segnato. Come sempre. Entrato dalla panchina, al 22esimo del secondo tempo al posto di Cassano, Inzaghi aveva una missione: segnare l'ultima volta per i suoi tifosi, per la sua maglia, nel suo stadio. L'azione del gol è leggenda. La fece partire Alessandro Nesta, appena entrato, nell'insolito ruolo di regista di centrocampo: cambio campo per Seedorf, scambio con Gattuso, lancio del 10 rossonero e... la solita storia, come quando un bambino chiede al papà di leggergli la stessa storia prima di andare a dormire: Pippo che si muove sul filo del fuorigioco, Pippo che stoppa di petto, Pippo che fa gol. "E poi, e poi papà?". La corsa, le braccia aperte, le consuete braccia aperte, l'abbraccio dei compagni che lo sommergono, l'abbraccio con Seedorf, Rigoni che gli stringe la mano, così come l'arbitro Velotto. Poi le mani sulle cosce e lo sguardo verso il basso. "Oi oi oi ooii io io oi Pippo Inzaghi segna per noi...".

ANCORA IL NOVARA - Fu l'ultima da giocatore, l'ultima gioia. Ora, sul suo cammino, ancora il Novara, un dolce ricordo che riaffiora nella polvere della Serie B: "Sabato ritroverò il Novara da allenatore. I ricordi e le emozioni sono inevitabili, la mia mente torna indietro al 13 Maggio 2012, alla mia ultima partita tra i professionisti, al mio ultimo gol...". Quello che chiuse una storia, un ciclo. E che fece andare a dormire tutti i tifosi con le lacrime agli occhi. 

@AngeTaglieri88