In questa stagione, solamente tre squadre sono riuscite nell’impresa di neutralizzare il potenziale offensivo del Barcellona: il Paris Saint-Germain (ebbene sì..), il Malaga e la Juventus. Tra queste, soltanto le ultime due hanno saputo ripetersi, mentre i francesi, ricordiamo tutti la fine che hanno fatto. Se dunque in Liga l’onore del primato va agli andalusi, meritevoli di aver inchiodato il Barça al Camp Nou sullo 0-0, in novembre, per poi essersene sbarazzati in aprile a casa propria (2-0), in Champions questo vanto, che si aggiunge all’orgoglio di comparire tra le prime quattro d’ Europa, spetta solo ai bianconeri. Dopo il tris di Torino, ieri sera gli uomini di Allegri si sono superati là, senza smuoversi dallo 0-0. La miglior difesa del torneo ha vinto sul miglior attacco. Com’è potuto accadere che Neymar, Messi e compagnia, non siano stati in grado di gonfiare la rete di Buffon non dico sei, ma almeno una volta, davanti a tanto entusiasmo, a tanto pubblico? Niente remuntada, ok, potevamo aspettarcelo, però non segnare nemmeno un gol, questo no, era davvero difficile da immaginare. Il merito è senza dubbio di Allegri che, dopo una partita trionfale e giocata a viso aperto come quella dell’andata, ha rifinito alcuni dettagli difensivi, precisamente relativi alla catena di destra, su cui rifletteremo tra un attimo, terminato l’accenno sul pressing.

E’ con questo infatti che inizierei l’analisi di oggi. Nel complesso la Juventus è stata molto coperta, ha lasciato il pallino ai catalani, difendendo con un baricentro molto basso (40,2 metri). In alcune situazioni specifiche, tuttavia, ha saputo aggredire con intelligenza. In particolare nel primo quarto d’ora, a inizio gara e dopo l’intervallo. Un segnale, per stroncare sul nascere l’impulso blaugrana. La strategia contemplava poi una progressiva e sapiente ritirata, quando l’avversario era stato ormai colpito psicologicamente nei momenti cruciali. A quel punto bisognava gestire le chiusure, gli intercetti, attendendo la ripartenza letale. Vediamo come la Juventus, tanto nel primo quanto nel secondo tempo, usciva in pressione, quando il pallone arrivava a ter Stegen. Nessuna inferiorità numerica, dal momento che Chiellini saliva in mediana su Rakitic e Khedira si occupava di Busquets, il vertice basso, con Pjanic attaccato a Iniesta. I bianconeri si trasformavano dunque in un 3-4-1-2, accettando momentaneamente l’uno contro uno con gli attaccanti blaugrana, poco abili nel gioco aereo.    



In questo modo costringevano il portiere avversario al lancio lungo o direzionato sui terzini alti, dove sarebbero poi usciti rispettivamente e con un certo agio Mandzukic e Cuadrado. Sotto, un altro esempio, a inizio ripresa.



 
Come promesso, affrontiamo ora la miglioria difensiva che Allegri ha saputo apportare tra una partita e l’altra, grazie all’applicazione dei giocatori della catena di destra. Ricordate l’occasionissima di Iniesta nella gara d’andata? Partiamo da lì. La posizione in linea, ma anche la posizione del corpo stessa di Dani Alves crea problema. Voleva più stretto verso Bonucci e soprattutto non di spalle. Pjanic in teoria è messo benissimo, oscura quella linea di passaggio. Eppure Messi trova un varco, il solo, il tunnel.




Ieri sera invece questa giocata non è mai riuscita al Barcellona, per il ‘semplice’ fatto che Dani Alves ha giocato alla grande, per la seconda volta consecutiva. Stavolta Iniesta si butta nello spazio, ma il pallone di Neymar non arriva, per via della chiusura doppia del terzino brasiliano e di Cuadrado.  




In realtà una volta sì, bisogna essere onesti. Non con la mezzala ma con Jordi Alba. Al 17’ Messi effettua l’assist dalla trequarti, stessa posizione dell’andata, ma stavolta alza il pallone (guardate Pjanic ancora in traiettoria, a gambe aperte). Cuadrado è in ritardo e fortunatamente per la Juventus il terzino blaugrana impatta male nell’area piccola, in scivolata. Questa è stata una delle poche, umane disattenzioni del colombiano.



Il bosniaco è stato in un certo senso il padrone del centrocampo. Come a Torino, la sua partita è stata sontuosa, decisiva. Sia col pallone tra i piedi (40 passaggi riusciti su 51), sia in fase di rottura. Ha un senso della posizione fantastico, che si è tradotto ieri sera in 5 intercetti, tanti quanti ne ha fatti Chiellini, per intenderci, il difensore più puro che la Juventus aveva in campo. Ecco Pjanic al 12’, quando legge il passaggio di Messi a Neymar, intercetta e apre il contropiede che si concluderà col primo tiro in porta di Higuain. 



Per palati sopraffini, concludo, l’apertura d’esterno (e di prima..) con cui lancia un’altra ripartenza al 14’, dopo uno scambio nello stretto tra Dybala e Higuain. Il gegenpressing blaugrana viene decostruito a colpi di classe e d’intelligenza. Perforato, si manifesta per quello che è: una piccola nube asfissiante da oltrepassare con destrezza.