Sulla vera o presunta insostituibilità di Bonucci si è scritto già molto, e molto - è naturale - si scriverà ancora. Se gli juventini si compiacciono dell’idea platonica della Signora (“la Juve resta, i giocatori passano”), col rischio poi di negare l’evidenza, i milanisti d’altra parte enfatizzano il carisma del nuovo acquisto (capitano subito, “sa come si vince”) e gongolano a ogni lancio. Tipo questo, effettuato da Bonucci contro il Betis. 

INSOSTITUIBILE?



Con uno splendido e morbidissimo interno-collo, Bonucci trova l’uomo libero in Calhanoglu, posizionato alle spalle del centrocampo spagnolo in pressione. Alla perfetta esecuzione del gesto tecnico, seguirà una situazione favorevolissima di quattro contro quattro, con la difesa biancoverde costretta a scappare. 



Potrebbe risultare fin troppo ingeneroso, a questo punto, confrontare queste immagini con le prossime che seguono, tratte dalla Supercoppa appena disputata tra Juventus e Lazio, ma portate pazienza, è solo un esempio. 
Benatia, nel ruolo che apparteneva a Bonucci, su un retropassaggio di Pjanic al limite dell’area, anziché orientarsi verso sinistra, dove troverebbe l’unico compagno libero (cerchiato in giallo, Alex Sandro), cerca un lancio improbabile per Cuadrado, che in realtà assomiglia più a una sparecchiata. 



E in effetti il pallone finisce a de Vrij, e la Lazio riparte. Una normalissima e giustificabilissima spazzata dà nell’occhio: perché? Forse perché l’occhio è abituato ad altro.



Ecco, se c’è una qualità che la Juventus ha perso con la partenza di Bonucci, ancor prima e ancor più del lancio illuminante, è proprio questa: la capacità di individuare e servire puntualmente, rapidamente e sotto pressione l’uomo libero, a uno o due tocchi massimo, nella fase bassa della costruzione. Nel corto e nel lungo, indistintamente. In questo, Bonucci eccelleva (eccelle): è l’acqua calda, e c’è poco da aggiungere. 
Detto questo, è ancora troppo presto per sostenere che la partenza di Bonucci, per quanto pesante, rappresenti una perdita strutturale decisiva nell’economia del gioco di Allegri. La nuova Juventus si deve assestare, deve trovare il modo di far circolare il pallone più velocemente e con più qualità nella propria metà campo. 

QUALE RIMEDIO? - Un po’ per uscire dal 3-4-1-2/3-5-2 della Lazio, un po’ per sveltire la manovra, Pjanic (più spesso) o Khedira si abbassavano tra Benatia e Chiellini. Sparita l’autorità, la regia bassa di Bonucci, questo espediente si è accentuato nel preseason, con l’effetto collaterale di ancorare il centrocampo alla difesa e allontanare per conseguenza i quattro attaccanti, apparsi per la verità sempre un tantino pigri oltre che distanti. Come in questo caso Cuadrado, sull’anticipo di Lucas Leiva. Badate, è l’azione che porta al rigore. Ditemi voi, dunque: è cattiva l’impostazione di Benatia o l’atteggiamento molle del colombiano? Le responsabilità concomitanti complicano il quadro: non si deve ridurre tutto al prima e dopo Bonucci.  



L’ATTENZIONE - Ancor più grave della perdita del possesso a squadra aperta, a mio avviso, la reazione, il ripiegamento. E’ più difensivo che d’impostazione, qui, l’errore di Benatia, il quale anziché chiudere il cono di passaggio a Milinkovic-Savic, corre all’indietro inspiegabilmente, senza quasi accorgersi di Immobile. Del resto, anche Pjanic, che un attimo prima era sceso in linea, si assopisce, non rinculando al momento opportuno. Con maggiore attenzione e lucidità avrebbero certamente evitato l’infilata. 


Quasi lo stesso discorso si può fare per l’altro gol, dei dieci subiti dalla Juventus in questo inizio di stagione, nato da una palla persa, e dunque apparentemente riconducibile al problema dell’insostituibilità di Bonucci: il 2-0 contro il Tottenham. Stavolta è Rugani a impostare dal basso. La sua verticalizzazione audace per Dybala, tra due Spurs, arriva a stento, evitando all’ultimo la scivolata del centrocampista avversario. 



Con una sterzata di tacco, però, a quel punto l’argentino decide di andare verso l’interno del campo, ma si allunga il pallone che finisce sui piedi di Dembélé. In tre passaggi il Tottenham è in porta. Come sopra Benatia, anche Rugani commette più un errore difensivo qui, quando ritarda su Alli e lo lascia girare, che nella fase d’impostazione precedente al break. 



Tornando poi al possesso perduto, qualcuno potrebbe anche domandarsi: è Rugani che ha forzato il passaggio per inesperienza, costringendo Dybala a inventarsi una giocata, o è Dybala che ha esagerato? Ancora concause, come vedete, ancora pre-campionato. Privata di Bonucci, quest’anno la manovra della Juventus risulterà senz’altro semplificata, forse a tratti anche più scolastica, ma non certamente così macchinosa e imballata come abbiamo visto in queste prime uscite, Supercoppa compresa.