Quando c’è di mezzo il MIlan mi sbaglio un po’ troppo spesso. Dopo la figuraccia a Benevento e quella di Fiume (la chiamo all’italiana perché era italiana), Rino Gattuso aveva corretto la squadra (4-3-3) e raggiunto due successi interni. Uno con il Bologna in campionato, l’altro con il Verona in Coppa Italia. Questo e qualche miglioramento nel gioco mi avevano portato ad addolcire i giudizi e a dire che qualcosa si stava muovendo nella macchina di una squadra molto ben accessoriata (mercato da oltre duecento milioni) ma con il motore ingolfato.

Invece non era così. Il Milan non solo non è guarito, ma è addirittura peggiorato: a Verona ha perso 3-0 senza essere quasi mai in partita e forse, questa volta, anche Gattuso ci ha messo del suo. In che senso? mi si chiederà. Nel senso che io, al suo posto, non avrei sostituito Rodriguez per abbassare Borini. Se voleva inserire Cutrone poteva benissimo togliere Borini e mettere la punta. E poi perché passare al 4-4-2 quando la necessità era quella di rimontare? E’ vero che la pericolosità di una squadra non si misura dal numero degli attaccanti, però quando Kalinic è in condizioni come quelle riscontrate contro il Verona, forse è il caso di lasciarlo fuori e di puntare sugli altri due. Che poi André Silva e Cutrone abbiano “fatturato” zero, come il croato, questo è un discorso che va imputato anche ai compagni. Male i tre centrocampisti, male Suso (espulso nel finale con il Var), male la difesa in blocco. Il  Verona non aveva mai segnato tre gol in una partita di campionato e, per ironia, della sorte due sono venuti da Kean e Bessa che, già prima della mezz’ora del primo tempo, avevano dovuto sostituire Cerci e Valoti, infortunati.

No, Pecchia non è stato fortunato, come sembrerebbe ad una lettura superficiale. Al contrario ha messo in campo un 4-4-2 ordinatao e rigoroso, agile nello sfruttare contropiede e ripartenze, con una condizione collettiva molto elevata. Come si dice in gergo, il Verona adesso sta bene atleticamente e ha tratto beneficio dal primo gol realizzato sugli sviluppi di un calcio d’angolo (23’). Dalla bandierina ha calciato Romulo (un esterno a tutta fascia) e sul pallone, in anticipo su tutti e, in particolare, su Borini, è arrivato Antonio Caracciolo con una testata violentissima. La palla ha colpito prima la traversa e poi un gomito di Donnarumma. Ma togliere il gol a Caracciolo sarebbe stolido perché Donnarumma era con i piedi ben dentro la porta.

Comunque sia, il Verona è andato avanti e il Milan mi ha ingannato ancora una volta. Un minuto dopo il gol, Kessie ha affrettato il tiro da dentro l’area (respinta di Nicolas), poi (37’) Borini ha inventato un assist per Suso, solo in area. Doppio il salvataggio: Nicolas prima ed Heurtaux dopo, anche se la sensazione è che Suso abbia sbagliato due volte. Restavo intimamente convinto che il Milan potesse pareggiare e anche ribaltare, ma non avevo fatto i conti con la sciaguratezza offensiva di Kalinic. Sei secondi dopo l’inizio della ripresa, il croato, smarcato da una deviazione involontaria, ha avuto il più comodo dei palloni per il pareggio: era solo, si è fatto rimontare ed ha chiuso con un tiro deviato.

 Da quel momento il Milan, forse demoralizzato, forse stanco (aveva giocato anche mercoledì con i titolari e proprio contro il Verona che aveva schierato le riserve) è uscito dal campo. Romagnoli (3’) ha dovuto fermare con le brutte Kean (rimediando un cartellino giallo), poi, al 10’ , il Verona ha raddoppiato. Bessa ha attaccato la profondità e messo al centro, Kean si è staccato dalla marcatura e ha girato a rete. L’umiliazione è venuta da Romulo che, come suo costume, è partito lateralmente andando fino dall’altra parte, poi ha servito Bessa che ha fatto centro. Verona fa festa, il MIlan penitenza.