Domani il processo sportivo rischia di bloccarsi subito.
La camorra puntava sui match della Lazio.
Anche gli idranti per truccare le partite. Sospette amicizie di Sculli a Roma. Il genoano incontrò il massaggiatore laziale e l'amico di un noto ex della Magliana. L'uomo del clan in stretto contatto con Zamperini prima di due partite dei biancocelesti.

Evocata fin qui come un fantasma, sussurrata in un paio di intercettazioni telefoniche, la criminalità organizzata entra ufficialmente nell’inchiesta di Cremona sul calcioscommesse. Lo fa in grande stile, con due nomi e cognomi molto pesanti: Angelo Senese, esponente di spicco del clan Moccia. E Massimo Carminati, “Er cecato” della Banda della Magliana. Due personaggi che spingono questa parte dell’inchiesta dalla procura lombarda alla Dda di Roma, cui presto dovrebbero essere trasmessi gli atti.
 
I SENESE
Gli investigatori sono convinti che il clan abbia investito nello scorso campionato su due gare della Lazio: quella interna con il Genoa e sulla trasferta di Lecce. Sono le due partite degli Zingari. Il contatto è con Alessandro Zamperini, l’ex calciatore amico di Mauri che tentò di corrompere il giocatore del Gubbio, Farina. L’11 maggio, dunque tre giorni prima di Lazio-Genoa, Zamperini si sente tre volte al telefono con Senese e poi i due si incontrano ai Parioli. L’incontro non è registrato. Ma analizzando i tabulati di Zamperini si scopre che i due si risentono e si rivedono in occasione di Lecce-Lazio, l’altra partita truccata secondo gli inquirenti di Cremona. Il giorno prima dell’incontro, infatti, c’è un vorticoso giro di sms tra Zamperini e Ilievski in cui si inserisce una telefonata dell’ex giocatore con Senese. Anche in questo caso gli inquirenti sospettano che l’oggetto delle conversazioni fosse la combine della partita.
 
ER CECATO E ROMA-GENOA
Dell’inchiesta si occupa la divisione dello Sco che abitualmente segue la criminalità organizzata: indagano sui latitanti più pericolosi d’Italia, e invece si trovano a seguire Zamperini e Sculli. «Le tecniche investigative sono però le stesse» ha spiegato il direttore del Servizio, Gilberto Caldarozzi. E forse anche i risultati. È il 19 marzo del 2011. Sculli è a Roma in occasione di Roma-Genoa. Non è stato convocato, ma il giocatore scende comunque nella capitale. Viene intercettato mentre parla al telefono con un ‘‘fratellino’’. Prendono appuntamento all’hotel degli Aranci, sede del ritiro del Genoa, per poi andare insieme a vedere la partita. Il ‘‘fratellino’’, accertano gli investigatori, altri non è che Romano Massimo Papola, massaggiatore della Lazio. L’uomo arriva all’albergo a bordo di una Smart con un’altra persona — «un uomo di circa 40/45 anni, con capelli rasati a zero» scrivono gli investigatori — e poi i tre entrano nell’hotel. Il dato «piuttosto curioso che emerge — si legge negli atti — è che la stessa vettura era stata controllata a Roma con a bordo il noto estremista di destra legato ai Nuclei armati rivoluzionari (Nar) e vicino agli ambienti della malavita organizzata Massimo Carminati, soprannominato ‘er cecato’ per via di un’evidente menomazione all’occhio sinistro (permanente conseguenza di un pregresso scontro a fuoco con i carabinieri risalenti all’anno 1981)». «Si ricorda — proseguono gli investigatori — che Carminati è stato affiliato alla Banda della Magliana ed accusato di aver garantito il legame tra l’organizzazione criminale romana e il mondo dell’eversione di destra e della criminalità organizzata romana». Quando viene fermato, Carminati è in auto con Giovanni De Carlo, ‘‘campione italiano classe ‘B’ di kick boxing’’. Ed è questo personaggio, concludono gli investigatori, che «verosimilmente si incontra con Sculli» e Papola nell’albergo del ritiro del Genoa.
 
LA TATTICA DEGLI IDRANTI
Come tutte le associazioni «mafiose» che si rispettino, anche quelle che avevano messo le mani sul calcio italiano potevano contare su un controllo del territorio a dir poco capillare. Nelle carte dell’inchiesta fa capolino la descrizione di un “espediente” utilizzato più volte per manipolare partite «all’ultimo minuto» grazie all’intervento degli inservienti. Ne parla Gervasoni quando racconta di una partita di fine stagione Ancona-Mantova, ovviamente combinata. Il problema è che occorreva sapere le combinazioni di risultati dagli altri campi per decidere come far finire il match: “…ricordo che quel giorno c’erano diversi risultati in bilico per decidere le retrocessioni e che ci fu, mi pare, un tentativo con degli idranti, di fare slittare di qualche minuto il termine di una delle partite in questione». Gli idranti esplosero, la partita fu interrotta, e durante la pausa si decise come farla finire: «Mi ricordo che qualcuno ideò in qualche altra partita l’espediente di fare funzionare gli idranti».
 
IL CORRIERE CAMIONISTA
Dagli interrogatori cominciati ieri cominciano ad arrivare le prime conferme alle ipotesi dell’accusa. Le più nette sono quelle dell’autotrasportatore Vittorio Gatti, amico di Carobbio, che ha ammesso tutto. In particolare, ha detto di aver conosciuto gli Zingari grazie a Carobbio e di essersi prestato a fare viaggi per loro conto «dietro compenso, per ritirare vincite di scommesse». Due i viaggi: uno a Bari per ritirare da Iacovelli il denaro della mancata combine tra Palermo e Bari (250 mila euro) e uno vicino a Pescara per avere dal tabaccaio Erodiani 40 mila euro, poi consegnati a Ilievski a Cernobbio. «In tutto ho incassato 600 euro di compenso».