Stavolta per Doyen lo smacco è umiliante. Giunge dalla Commissione Europea, e mette una pietra tombale sulle pretese del fondo d'investimento maltese (e di tutti gli attori dell'economia parallela del calcio globale) di smantellare il divieto contro le TPO/TPI posto dalla Fifa con la Circolare 1464 del 22 dicembre 2014. La scorsa settimana dall'esecutivo comunitario è partita una lettera con destinazone Malta, nella quale si comunica che il ricorso presentato da Doyen e dal club belga del Seraing non può essere preso in considerazione. Proprio così. Come riferisce un passaggio riportato fra virgolette in un articolo pubblicato dal sito di Associated Press, "la Commissione non intende portare avanti ulteriori approfondimenti riguardo alla vostra richiesta". Snobbati in modo quasi brutale. E la bocciatura risulta ancora più clamorosa, se si pensa ai proposito bellicosi con cui Nelio Lucas, CEO di Doyen, aveva presentato il ricorso alla Commissione. Arciconvinto di vedersi dare ragione.

E invece per il fondo maltese continua la sequela dei rovesci forensi. Era già successo a luglio 2015 presso il Tribunale di Prima Istanza di Bruxelles, e poi era arrivato il bis a marzo 2016, dal Tribunale d'Appello di Bruxelles. Il caso che ha alimentato il ricorso è noto ai lettori di Calciomercato.com, e riguarda l'accordo di Third Party Ownership stretto fra il fondo e il Seraing, in seguito al quale è giunta dalla Fifa una dura sanzione per il club belga. È parso quasi che in quella circostanza Doyen abbia voluto cercare lo scontro con le istituzioni del calcio mondiale, per portare la controversia fuori dalla giurisdizione calcistica e confidare su un atteggiamento della commissione e dei fori giurisdizionali comunitari maggiormente favorevole alle libertà del mercato. Calcolo totalmente errato.
Per Doyen questa sconfitta arriva quando da tempo il fondo ha deciso un cambio di strategia. Spedito dietro le quinte Nelio Lucas, che ormai era diventato presenza ingombrante, Doyen ha scelto adesso il basso profilo e smesso di perorare la causa delle TPO/TPI. Preferisce veicolare di sé l'immagine dell'agenzia specializzata in gestione delle carriere e marketing. Ha trovato altri modi d'influenzare i club, meno a rischio d'andare contro i regolamenti.

Un ultimo rilievo della vicenda riguarda il fatto che la notizia del rigetto da parte della Commissione Europea sia passata inosservata in questo Paese. Non è una novità che i lettori di Calciomercato.com, su questo fronte, si ritrovino informati prima dei lettori d'altre testate. Ma fa specie vedere il silenzio di gornalisti che ai tempi in cui Doyen era vicino al Milan (estate 2015) parevano così informati sulle strategie del fondo, e davano anticipazioni che i fatti regolarmente dimostravano prive di fondamento. Chissà da dove le prendevano, queste notizie "di primissima mano"? Adesso che Doyen ha perso di goleada, costoro paiono occuparsi di entomologia. Continuino pure, l'informazione è altra cosa.

@pippoevai