La prima volta che lo si è visto così, fu in quel Carpi-Juve che scrisse la storia della passata stagione. Il 'Max furioso' era una versione di Allegri inedita o quasi, che soprattutto in quest'ultimo periodo inizia invece a diventare un'abitudine. Che è sì figlia di situazioni che non piacciono al tecnico, evidentemente: spesso la sua rabbia viene fuori quando la gestione del campo e del pallone non lo convince in situazioni di vantaggio, quando la Juve riapre partite che dovrebbero essere già chiuse. Se la Juve si fa timorosa o presuntuosa, lui diventa furioso. Se la tensione cala, lui la riporta al massimo del volume. Se la Juve si accontenta, lui perde la testa. Ed è anche per questo se all'ultima sosta la formazione bianconera si trova in fuga in campionato con 10 punti sul Napoli secondo, aspettando il posticipo della Roma che potrebbe tornare a 'soli' 8 punti, con un piede in finale di Coppa Italia e ai quarti di Champions League dove vivrà un autentico dream match con il Barcellona. Uno dei segreti della Juve vorace, cannibale di questi anni sta proprio in quella rabbia che esplode quando ancora le cose vanno bene. Una rabbia sana, un nervosismo che in questo caso non si nasconde dietro alcun caso da gestire: solo voglia di vincere e niente più. Che deve essere ossessione continua, che non deve mai lasciare spazio alla pancia piena o a peccati di gioventù. Altrimenti, Max si arrabbia e si arrabbierà sempre fino a fine stagione.

 

MAX PENSIERO – Era tranquillo, soddisfatto nel primo tempo: “Abbiamo fatto uno dei primi tempi più belli della stagione, per intensità e per occasioni create”, ha commentato al termine. Poi una ripresa troppo poco cattiva, questo e solo questo dietro l'esplosione plateale del secondo tempo: “Nella ripresa abbiamo concesso un paio di occasioni evitabili se fossimo stati più attenti. Nel secondo tempo dovevamo gestire meglio la palla ma ho visto una buonissima condizione fisica della squadra. Abbiamo fatto anche pochi falli, ne abbiamo fatti solo tre, e ogni tanto qualche fallo di contatto serve all’interno di una partita”. E serve sicuramente più malizia, come quando la partita è proseguita con Dani Alves a terra: “La palla era nostra e dovevamo buttarla fuori. Sono malizie che qualche ragazzo deve ancora avere, dobbiamo migliorare in questi atteggiamenti”. Ogni riferimento a Rugani, in questo caso, non è assolutamente casuale. Messaggi che esprimono chiaramente il Max pensiero, che la squadra dovrà assimilare prima di ricommettere ancora una volta gli stessi errori. Altrimenti, si arrabbia...

@NicolaBalice