"La Juventus non potrà mai essere il Real Madrid, noi dobbiamo inevitabilmente passare per l’organizzazione del gioco". Lo dice Giorgio Chiellini, palesando al tempo stesso una debolezza e un punto di forza dei bianconeri rispetto al club più titolato d'Europa. 

La tattica e l'organizzazione di gioco della Juve, prima con Lippi e Capello, poi con Allegri, hanno permesso ai bianconeri di avere sempre la meglio sui Blancos nel doppio confronto a eliminazione diretta in Champions. Storia diversa, invece, per quanto riguarda le finali: due su due le ha vinte il Real Madrid. Grazie al maggior tasso tecnico e alla mentalità. Perché organizzazione e tattica vanno bene fino a un certo punto, poi subentrano altri fattori, ancor più determinanti per vincere titoli a livello internazionale. 

Quella esposta da Chiellini è la filosofia istituzionale della Juventus, quella che consente ai bianconeri di primeggiare in Italia: a Torino, ogni anno l'obiettivo numero uno, dichiarato, è lo scudetto. E' il credo della Juventus, condiviso al 100% da Andrea Agnelli e Beppe Marotta. E' la filosofia che, al contempo, rappresenta un limite a livello internazionale.

E il futuro? L'impostazione sarà sempre la stessa, probabilmente con un nuovo allenatore nel solco della tradizione: in pole position c'è Simone Inzaghi. Non c'è spazio per un allenatore alla Guardiola, non c'è la volontà di pensare il calcio come lo pensano a Madrid (o al Barcellona, al Manchester United, al Bayern Monaco, nel Milan di Berlusconi). 

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