Non guardare il risultato. Contro il Sassuolo la Lazio si impone per 6 ad 1, ma non deve guardare al tabellino. Per una serie di motivi che vanno al di là, e che sono anche migliori del risultato stesso. Il primo motivo riguarda il Sassuolo: la squadra di Bucchi è piuttosto lontana dall'avere una visione d'insieme accettabile, ma fino alla colonna di infortuni che ne ha minato l'equilibrio (stile Lazio contro il Napoli), si stava comportando egregiamente. Probabilmente senza Luis Alberto non sarebbe stata una rimonta così facile. E qui si entra in un capitolo a parte: lo spagnolo sta diventando un protagonista assoluto del nostro campionato. Qui non si tratta più degli esili steccati di Formello. Ma nello spogliatoio, cosa gli ha detto Inzaghi? Non guardate al risultato: la mano del mister arriva prima, nelle parole tra 4 mura, nelle motivazioni che hanno fatto diventare un 1-1 un 6-1. Come se fosse una magia, ma Inzaghi non è un mago, vero Lotito? Solo un uomo, è solo un uomo: che ha trasformato Immobile in un attaccante che non riesce a smettere di segnare (ci ha provato in tutti i modi, alla fine ci è riuscito), ha fatto giocare a Radu, uno dei senatori, 7 partite di fila, ogni 3 giorni, con la volontà ferrea di esserci, di aiutare la squadra senza difensori, di abbracciare Inzaghi dopo i gol. Come se ci fosse sempre bisogno di un nuovo modo di comunicare un gruppo di ferro, capace di portare a casa 3 vittorie in una settimana nonostante la caterva di infortuni, tutti concentrati in un solo reparto. Non guardare il risultato, è secondario: Parolo si prende la doppietta e merita, perché è uno dei più stanchi, eppure non tira mai indietro la falcata, non si ferma, non conosce i limiti imposti da una pur generosa madre natura. Tra i tanti temi di Lazio-Sassuolo c'è anche il rientro di de Vrij: l'olandese è stato rattoppato alla buona, è entrato, ha causato un rigore (il contatto c'è, ma Matri crolla miseramente), poi si è ripreso con gli interessi andando a schiacciare a rete. Un giusto premio per il sacrificio, la volontà di non lasciare ulteriormente la squadra in difficoltà. Pensate, non c'è neppure il miglior Milinkovic in campo: il serbo ha perso un po' di brillantezza, magari comincia a sentire il peso dei tanti calci che prende, delle giocate che meravigliose che comunque fa sempre, della mancata convocazione con la Serbia. Tutte scorie che la sosta dovrà togliere. Con la speranza di rivedere in campo anche qualche lungodegente: pochi attimi di Nani non bastano a farsi un'idea, ma per sognare non c'è bisogno di ore. Basta un minuto. E non guardare il risultato, se puoi. Non guardare solo il risultato.