Li chiamano “Tomb Raiders” e sono i turisti dell’inquietante: si recano in posti dimenticati da Dio, ma soprattutto dagli uomini, e scattano le loro foto che a pubblica testimonianza vengono postate on-line con poche righe di descrizione. Sono fotografi e giornalisti professionisti ma anche gente qualunque: tutti spinti ad arrivare a Fukushima o dove ci sono stati disastrosi terremoti, sotto questo aspetto le foto dei ruderi delle bidonville di Haiti sono quelle più numerose, ma capaci di scendere anche in immersione su relitti famosi. La petroliera Haven di Genova ha richiamato decine di fotografi subacquei e ospita una sorta di paradiso ittico a quota non impossibile. Qualcuno ogni tanto esagera e ci lascia le penne: proprio nei pressi dei relitti si verificano i decessi più frequenti. Altri invece non sanno quello che rischiano: ma se ne fregano.

Ed è così che ci arrivano le foto dello stadio di Chernobyl: la città che nacque a ridosso della centrale nucleare esplosa il 26 aprile 1986 si chiamava Pripyat, venne costruita nei primi anni ’70 e incontrò un vertiginoso sviluppo demografico e di attività industriale accessoria. Proprio grazie alla centrale di Chernobyl: da un minuscolo villaggio Prypiat divenne un capoluogo di provincia importante che a metà anni ’80 sfiorava i 100mila abitanti.

Prypiat aveva il suo palazzo dello sport - soprattutto destinato a basket e pallamano - e uno stadio nuovo di zecca costruito secondo i vecchi concetti sovietici. Tutto doveva essere ogromnyy (enorme) e doveva suscitare sudditanza nella persona che entrava nella strutture: altissimi i gradoni, mastodontico l’accesso, gigantesche le vie di fuga con una piazza rotonda che circondava tutto lo stadio.

La città di Prypiat è stata ovviamente la prima città a essere evacuata dopo l’incidente di Chernobyl: i suoi palazzoni popolari che per qualche tempo hanno ospitato sbandati e senza tetto della provincia di tanto in tanto vengono evacuati dall’esercito. Ma da tempo ormai non li occupa più nessuno. I primi decessi legati alla fuga radioattiva di Chernobyl si registrano già nei primi anni 2000, e sono in incremento. Da allora nessun ucraino ha voglia di fare il Tomb Raider. In compenso a Prypiat arrivano, e in tanti, dall’estero: della serie “Un paio d’ore qui cosa vuoi che siano…”

Le sue strade sono deserte: alcune case sembrano state abbandonate da pochi giorni e non da trent’anni. Lo stadio Avanhard - avanguardia - che ospitava circa 15mila posti, ha fatto la stessa fine e le immagini sono inquietanti. La pietra viva che costituiva la parte portante dell’anello di gradinate è stata devastata da radici e rampicanti, la tribuna per metà è caduta mentre l’altra metà si sta sgretolando.

La squadra dello Stroitel - quarta divisione - aveva ambizioni di promozione nel 1986. Il campionato finì in modo drammatico e i risultati del club non vennero ammessi. Poi lo Stroitel si trasferì a Slavutych, fuori dalla Chernobyl Exclusion Zone che esiste tutt’ora ed è presidiata militarmente ma restò in attività per due soli anni. E ora allo stadio trionfano animali e Tomb Raiders.