Rivivere il passato non è sempre semplice, specie quando si tratta di un momento delicato e doloroso della propria vita. Nel 2011 Eric Abidal ha iniziato a vedere la luce dopo l'incubo del tumore al fegato che lo aveva colpito, alzando la Champions League da capitano, un anno più tardi lo ha sconfitto definitivamente con il trapianto dell'organo. In un'intervista concessa all'ex compagno di nazionale Olivier Dacourt su Canal Plus, l'ex difensore del Barcellona ha raccontato quei mesi, il difficile percorso di cura e il rapporto con amici e compagni di squadra blaugrana: "Ero un cadavere che camminava. Ci sono alcuni compagni che mi hanno visto molto magro. Registrai un video prima di una gara importante, dicendo loro di non preoccuparsi per me, perché era come se fossi lì con loro. Sapete cosa mi rispose Messi? Di non mandarcene più, perché così facendo avrei ottenuto l'effetto contrario. Io pensavo di avere un bell'aspetto e quindi dicevo: "Forza ragazzi". Ma loro mi vedevano come un cadavere e questo li rendeva tristi. La visita di Thierry Henry a New York? Quando lo vidi in fondo al corridoio cominciai a piangere come un bambino. Non volevo che mi vedesse così, ma mi faceva davvero tanto piacere che fosse venuto a trovarmi. Avevo questo dolore che non avevo mai sentito in tutta la mia vita. Era insopportabile, come un coltello che lentamente s’infila in una ferita aperta. Quando il medico mi disse che avrei dovuto fare un’ altra operazione, paradossalmente ero felice".