Indossare la fascia da capitano del Milan, quella che fu di Baresi e Maldini, è un privilegio, una responsabilità, oltre a un onore, che non può essere assegnato da contratto prima, né tantomeno confermato di fronte ad atteggiamenti come quello di Bonucci di oggi. La partita col Genoa rappresentava, infatti, un vero e proprio spartiacque nella stagione di Montella e soprattutto del Milan. Uno di quegli appuntamenti in cui il capitano deve trascinare la squadra, indicare la strada che i compagni dovranno percorrere, deve essere una guida, in una parola: leader. Tutto quello che Bonucci non è, non è mai stato e mai sarà.

Non a caso, sin da subito questo gruppo non l’ha riconosciuto come tale, e non sono stati certo 2 post su Instagram o qualche discorso in mezzo al campo a favore di telecamera ad aumentare la sua popolarità all'interno dello spogliatoio, anzi. Nemmeno il trombettieri di corte riescono più a mascherare le sue malefatte. Per tutti questi motivi, dopo anche una serie ormai infinita di errori e di prestazioni mediocri (già di per sé ingiustificabili visti gli oltre 40 milioni spesi e gli 8 netti d’ingaggio), la soluzione mi sembra solamente una, togliergli la fascia da capitano, anche se questo significherebbe per la società dichiarare il fallimento del proprio progetto e della campagna acquisti fatta in estate. Se Fassone e Mirabelli volessero DAVVERO dimostrare con i fatti, e non con gli slogan, di tenere al Milan non possono che prendere questa difficile decisione pur di deresponsabilizzare Bonucci. Ciò che temo invece è che ancora una volta si percorrerà la strada più semplice e populista, ovvero bella di prendersela con l’allenatore, cacciandolo, portando alla piazza un nuovo colpevole a cui addossare tutte le colpe dei prossimi mesi.