Nel 1982 fermò Maradona e l’Argentina nella partita che diede all’Italia la consapevolezza che avrebbe potuto conquistare la coppa del Mondo. La sua marcatura arcigna, spietata ma leale fece molto innervosire Diego, tanto che il Pibe negli ultimi mondiali sudafricani ha definito «killer» proprio Claudio Gentile, che lo ha invece apostrofato come «ciarlatano». I 50 anni del campione argentino però hanno ammorbidito la posizione di uno dei suoi «nemici».

Gentile, pace fatta con Maradona?
«Non c’è stata mai guerra in verità. A Diego però auguro di incominciare a saper perdere, visto che quando gli è accaduto ha dato sempre la colpa agli altri, nel 1982 a me, per esempio».

Gentile annullò Maradona che non gradì il suo «trattamento» rude...
«Mi accusò quando fu lui ad essere espulso in quel Mondiale per un calcio nello stomaco ad un brasiliano».

Perché?
«Nel 1982 era la stella designata del Mondiale e fallì. Si è rifatto 4 anni dopo, quando vinse il titolo iridato da solo, il vero campione accetta le sconfitte».

Maradona le è proprio antipatico...
«Non è così: non mi è mai stato antipatico, nello sport come nella vita bisogna saper perdere e lui invece spesso si fa nemici gratuiti. L’ho apprezzato come calciatore, è stato il più grande della storia del calcio. Ma senza offesa, non sa accettare le sconfitte».

Come valuta invece Maradona come commissario tecnico?
«Non mi pare che abbia fatto benissimo. Non si è mai vista un’Argentina stellare, ha perso nettamente da una squadra di giovanotti tedeschi».

È più facile che lei torni ct dell’Under 21 o Maradona della Seleccion?
«Ha più chances lui, ed anzi glielo auguro. Dagli errori si può imparare, è giusto probabilmente concedergli un’altra possibilità. Per i 50 gli auguro di essere un campione anche come allenatore».

In fin dei conti non lo odia tanto…
«Ma no, non porto mai rancore, mi ha solo ferito quando mi ha definito killer. Sono disponibile ad un chiarimento, anzi facciamo così: qua la mano Diego, senza rancore. E tanti auguri».