Un sogno scippato. È quello che da settimane vive Walter Messias Junior, brasiliano classe 1991 per il quale non è fuori luogo usare l'etichetta di operaio del pallone. Perché questo ragazzo nato ventisei anni fa a Belo Horizonte ha dovuto sudarsi anche le conquiste minime. Come quella di poter battere di domenica i campi del calcio minore piemontese, in coda a settimane impiegate a lavorare come fattorino di elettrodomestici. Due mesi fa pareva arrivato per lui il momento del salto nel calcio professionistico italiano. Un contratto triennale con la Pro Vercelli, e il campionato di serie B come approdo. Non certo un traguardo da titoloni sui giornali, eppur straordinario se si guarda alla vicenda personale. Quella di un ragazzo giunto ventenne in Italia per realizzare l'ambizione di diventare un professionista del calcio, e che non si è mai arreso nemmeno davanti al passare degli anni e all'allontanarsi delle opportunità. E invece il sogno si è trasformato in incubo.

Pochi giorni dopo il tesseramento e la firma del contratto con la Pro Vercelli sono arrivate le prime eccezioni da parte dell'ufficio tesseramenti della Lega di B, relative alla possibilità di tesserare un calciatore extracomunitario proveniente da un campionato dilettantistico italiano. E dopo un iter condotto troppo per le lunghe, e terminatio a calciomercato abbondantemente chiuso, è arrivato il definitivo rigetto del tesseramento. Col risultato che adesso il ragazzo è rimasto senza squadra. Dalla serie B al limbo del non calcio, dove gli toccherà rimanere almeno fino alla fine di questa stagione. La storia non finisce qui, e approderà presso i tribunali della repubblica. Dai quali sono state emesse negli anni passati delle sentenze di segno favorevole alla causa di Messias. Ma ciò non servirà a riparare il danno di una stagione senza calcio, e comunque appartiene alla dimensione giuridica della vicenda di cui ci si occuperà nel prossimo articolo. Per il momento è giusto dedicarsi alla storia personale e calcistica di questo ragazzo, approdato nel 2011 in Italia per raggiungere il fratello e tentare la fortuna nel calcio. Il talento non gli manca, e per questo Messias crede che ciò possa bastargli per vincere la sfida. Purtroppo si accorge immediatamente che le cose sono più complicate di quanto immaginasse. Non trova squadre nemmeno nelle categorie dilettantistiche, e gli resta soltanto da confrontarsi con la realtà della periferia operaia torinese, il quartiere Barriera Milano. In quel contesto Messias deve guadagnarsi da vivere fuori dal mondo del pallone, e gli va bene che trovi un lavoro da fattorino di elettrodomestici. Cioè, deve portare frigoriferi e lavatrici su e giù per condomini. Quanto al calcio, viene retrocesso allo status di hobby da esercitarsi nei campionati amatoriali organizzati dall'Uisp. Lì il ragazzo, che nel frattempo mette su famiglia, gioca con lo Sport Warique (squadra composta prevalentemente da peruviani) e mostra un talento nettamente al di sopra della media. Ma ciò non avrebbe seguito, se non avvenisse l'incontro che rimette il calcio in modo un po' più strutturato nella vita di Messias. L'incontro è con Ezio Rossi, ex difensore granata che per una stagione è alla guida dei Survivors, squadra di rifugiati iscritta anch'essa ai tornei Uisp. Rossi rimane impressionato dalle doti del ragazzo, e quando gli viene offerta la panchina del Casale (Eccellenza) chiede al club di ingaggiare il brasiliano.

Con la squadra nerostellata Messias, che gioca da attaccante esterno, mette a segno 21 gol e contribuisce alla promozione. Nella stagione successiva, 2016-17, passa al Chieri in serie D. E anche lì si mette in evidenza giocando 33 partite e segnando 14 gol. Il calcio è dunque rientrato a far parte della sua vita, ma non quanto basta per dargli da vivere. Infatti Messias non lascia il lavoro di fatica che gli permette di mantenere la famiglia. Fino a che non arriva l'offerta della Pro Vercelli. I cui dirigenti, venuti a sapere delle prodezze realizzate da questo brasiliano nei campionati dilettantistici piemontesi, decidono di compiere una clamorosa scommessa e lo tesserano. È il 17 luglio, e per il ragazzo brasiliano il coronamento del sogno arriva quando aveva smesso di sperarci. Sembra proprio una storia di sport da film disneyano, di quelle che si concludono sempre col lieto fine. Ma purtroppo la realtà è diversa. E si presenta immediatamente nella sua forma più arida: le norme sul tesseramento e i loro gestori, che le scrivono e interpretano in modo da lasciare sempre aperto uno spiraglio al senso dell'ingiustizia. È a quel punto che la vicenda di Messias si trasforma in una storia d'ordinaria insensibilità burocratica, e forse anche di diritti negati. Ne parleremo nella prossima puntata.
(1. continua)

@pippoevai