L’incantesimo si è rotto. I fischi con l'AEK Atene segnano un punto di rottura. Come in una favola che si interrompe bruscamente, e non ci sono più parole per andare avanti col racconto. Che ne è stato dei 65.000 che in una notte d'estate accorsero a San Siro per celebrare l'inizio di una nuova era? Dove sono finiti i loro sogni? Il Milan giocava contro il Craiova, lo stadio ribolliva di passione, la squadra prometteva cose che poi non ha mantenuto. Tripudio rossonero, quella sera. Due milioni di incasso. 

Sogni a San Siro. Ci si preparava per la festa. Era il 3 agosto. Sembrava l'inizio di una nuova storia, si è rivelato solo un intermezzo (pubblicitario). Si giocava il turno preliminare di Europa League. Il Milan aveva riportato il suo popolo a casa. La squadra era stata rivoluzionata, il paletto dell'ambizione era stato spostato (molto) in là. L'acquisto di Bonucci dalla Juventus aveva spostato le gerarchie di mercato. Il 6° posto dello scorso campionato - così si diceva in estate - si presentava come un piedistallo sopra cui salire per fare il salto di qualità, in Champions League, come no. 
Oggi la classifica dei rossoneri è impietosa: il Milan è al 10° posto, a -12 dal Napoli, -10 dall'Inter che l'ha battuta nel derby, -7 da Lazio e Juventus. La crisi è conclamata. Il Milan è una squadra in ritardo su tutto. Che ha già trovato un capro espiatorio nel preparatore Marra e ora ne cerca - inevitabilmente - un altro.

La verità è che qualsiasi squadra non si costruisce in poche settimane. Anche per i sogni, perché non durino un attimo, ci vuole tempo e pazienza. Il Milan ha fatto tutto molto in fretta. E nella costruzione della squadra molto ha sbagliato. Erano 65.000 pieni di entusiasmo soltanto due mesi e mezzo fa, con il Craiova. Erano 20.000 ieri sera, con l'AEK, delusi e inviperiti. Che fine hanno fatto gli altri 45.000 tifosi rossoneri? Come può essere stata capace una società a disperdere un patrimonio così vivo, così ricco, così gravido di promesse? E' questa la sconfitta più grande: aver bruciato i sogni di tutti in pochissimo tempo, aver tradito le attese di chi aveva creduto che una rinascita fosse possibile, che esistesse davvero un nuovo inizio. Quello del Milan è stato il sogno di una notte di mezza estate. Ora Montella, Mirabelli, Fassone, la proprietà e quei giocatori che il tecnico ha definito "sfiduciati" devono fare i conti con una realtà che non contempla più favole. Nessuno ha voglia di raccontarle, nessuno ha voglia di ascoltarle.