La prima vittoria di Gattuso in serie A (2-1 al Bologna) porta la sua firma non solo per storici e statistici, ma anche per i critici. I meriti del tecnico sono almeno tre. 
Primo, aver ripristinato la difesa a quattro.
Secondo, aver dato al Milan un’idea di gioco e uno spirito aggressivo.
Terzo, aver cambiato sistema di gioco (dal 4-3-3 al 4-4-2) quando la partita sembrava essersi ingolfata come era accaduto già nel primo tempo.
  
Sostenere che abbia battuto il Bologna solo per queste tre decisioni forse sarebbe troppo. Ma si farebbe un torto al suo impegno se si trascurassero i primi miglioramenti della squadra e non si indagasse sulle ragioni che li hanno determinati. Detto questo, il Milan non è certo guarito, né ha assunto un’altra dimensione. Come dice la classifica viaggia lontanissimo dalla testa e, per il momento, sarebbe aggrappato all’Europa League. Nessuno può far diventare il MIlan più forte di quello che è, ma sicuramente si può lavorare - come Gattuso sta facendo - per non sembrare inferiore a troppi avversari.

La squadra non ha ancora assorbito traumi passati (il pareggio di Benevento) e recenti (l’ininfluente, ma mortificante sconfitta nell’ultimo turno di Europa League), però comincia ad applicarsi in maniera più umile e consapevole. Vuol dire, prima di ogni altra cosa, capire che con il cambio di allenatore si riparte tutti da zero, senza posizioni di vantaggio o rendite di posizione. Non ci sono né titolari, né riserve. Il posto va conquistato giorno dopo giorno con il lavoro e la serietà. E poi, laddove non si fosse capito, significa seguire l’allenatore in tutto e per tutto, senza riserve mentali o economie fisiche. 
  
Gli esempi non mancano. Da Bonaventura, autore di una doppietta contro il Bologna (ma era già andato in gol a Benevento) a Montolivo (riproposto davanti alla difesa e come regista quando sembrava ormai un comprimario). Da Borini (passato da esterno basso a esterno alto e poi ancora esterno basso, cioé terzino, mettendoci sempre dedizione e orgoglio) ad Abate (forse il responsabile del secondo gol a Benevento, ma meritevole della titolarità della fascia perché sgobba in allenamento). Certo, non c’è un fascio di luce ad illuminare questo Milan, solo qualche bagliore, sufficiente però a coltivare la speranza che la stagione non sia ancora buttata (c’è l’Europa League, c’è la Coppa Italia) e che il futuro sia comunque meno agro degli ultimi mesi.
   
Quanto alla partita, il Milan l’ha giocata fin da subito, il Bologna si è visto solo quando è andato sotto. Per i primi venti minuti, dunque, no. In quello spezzone c’è stato solo il MIlan e il fatto che abbia segnato dopo 10 minuti (Bonaventura di interno destro su sponda aerea di Kalinic che ha domato un pallone di Abate) era la conseguenza di un inizio convincente, dinamico e ritmico. Anziché uno solo, il MIlan avrebbe potuto segnare almeno un altro gol (Suso, alto; Suso in mezzo, dopo errore di Mirante, ma nessuno raccoglie) e questo, chissà, forse avrebbe tramortito un Bologna già rinunciatario. 

Invece, appena i rossoblù hanno provato a uscire dalla propria metacampo, la difesa milanista ha sbandato. Prima Montolivo ha salvato su Destro in piena area del portiere; poi Musacchio si è fatto sfuggire Destro, il quale ha messo in mezzo dove ha trovato Verdi: doppio controllo e gol all’incrocio con conclusione di sinistro. Il MIlan è tornato a giocare dalla mezz’ora in avanti e ci ha sempre provato, anche se in maniera un po’ confusa, fino a quando (31’ della ripresa) ha trovato il gol del 2-1 ancora con Bonaventura, questa volta di testa, in volo su Torosidis. L’assist è stato di Borini che, nel frattempo, era scalato a terzino.
  
Un quarto d’ora prima, infatti, Abate era stato sostituito con Cutrone e Gattuso aveva ridisegnato il Milan secondo il 4-4-2, con Montolivo e Kessie centrali di centrocampo, Suso a destra e Bonaventura a sinistra e le due punte (Kalinic e Kutrone) chiamate a giocare più vicine. Il croato, a parte l’assist per il primo gol, ha deluso ancora e l’allenatore rossonero lo ha sostituito con André Silva (22’) provocando i fischi di San Siro. Il gol di Bonaventura ha calmato tutti, ma non il Bologna, che nei sette minuti successivi (dal 32’ al 37’) ha avvicinato la porta come mai prima. Pareggio sfiorato dal subentrato Taider di testa (grande deviazione di Donnarumma) e traversa di Masina sui tiro deviato da Bonaventura. Ma il Milan ha retto e ha preso i tre punti. Non è una svolta, l’importante ora è fare un po’ di strada diritta.