Il punto di vista dell’ex capitano Montolivo sulla questione difesa a tre o difesa a quattro, questione evidentemente fatidica nel suo caso personale e legata anche e in un certo qual modo al tema "fascia a Bonucci", è saltato fuori nel post Milan-Bologna, quando ai microfoni di Sky il centrocampista rossonero ha rilasciato questa ammissione: "Abbiamo bisogno di certezze. Sicuramente la difesa a quattro ci dà qualche certezza in più. Con la difesa a tre, se non l’alleni bene e non scali bene, rischi di difendere a cinque, poi a difendere a cinque fai fatica a ripartire, e fai fatica con tutto. Quindi, se non l’hai allenata bene - noi quest’estate abbiamo fatto un ritiro con un altro modulo, poi ci siamo trovati con la difesa a tre a campionato in corso - non è facile. Perché, ripeto, se scali bene metti in difficoltà chiunque, ma se scali male vai in difficoltà con chiunque".

Naturalmente quel secondo "chiunque" si riferiva in primis al Benevento, e alla partita d’esordio di Gattuso, in cui il nuovo tecnico del Milan aveva provato a dare continuità, probabilmente senza troppa convinzione, al 3-4-3 dell’ultimo Montella. Le difficoltà e gli errori, al Vigorito, sono stati evidenti, specialmente nel primo tempo. Al di là della beffa di Brignoli, qualcosa non aveva funzionato: Gattuso contro gli emiliani è tornato a un sano e pimpante 4-3-3. Incrociando le dichiarazioni di Montolivo con quelle di Gattuso stesso, sempre al termine di Milan-Bologna, orientiamoci allora verso l’argomento di questo articolo: "Vincenzo tante cose le ha lasciate, perché questa squadra sa palleggiare in modo eccellente. Però tutto questo non basta.. Dobbiamo andare alla ricerca di una pressione più alta, attaccare la profondità. Ma per fare questo bisogna avere una gamba importante, dobbiamo ritrovare una condizione fisica che può permetterci di fare questo tipo di lavoro". 

Ecco, incrociando e sommando queste dichiarazioni, possiamo arrivare a comprendere quale fosse il problema maggiore con Montella, secondo l’attuale diagnosi condivisa a Milanello: la poca pressione, causata dalla difficoltà delle scalate e da una difesa tendenzialmente bloccata a cinque, lasciava troppa iniziativa agli avversari. Proviamo dunque a vedere cosa è cambiato, analizzando solamente qualche situazione di pressing. Parleremo un altro giorno dell’attacco alla profondità, l’altro principio cardine del nuovo corso, già evidente e ben applicato nella gara di San Siro.

A BENEVENTO, CHE BENEVENTO! – Eh già, che Benevento contro il Milan! Sembravano degli ottimi palleggiatori gli Stregoni! In parte è anche così, perché il credo di De Zerbi è dichiaratamente offensivo e propositivo, ma forse questo accadeva anche perché il Milan, per come stava in campo, glielo concedeva un pochino troppo. Torniamo alle parole di Montolivo quando parla di scalate difettose. Qui sotto ecco un esempio di aggiramento sul lato debole, mediante trasmissione rapida, effettuato dal Benevento. Bonaventura, l’esterno sinistro del 3-4-3, è costretto a correre indietro, senza poter attaccare frontalmente né il centrale né il terzino. Dov’è il quarto di centrocampo, il laterale Rodriguez? 



Eccoli entrambi, entrambi in ritardo su Letizia, mentre scappano: e il Milan si abbassa e concede campo al Benevento. A lungo andare, e dai e dai, questo tipo di atteggiamento, che in realtà nasconde tanti piccoli errori, può risultare frustrante o al limite masochistico. 



PRESSIONI SCONSIDERATE – Quando invece si vuole applicare subito un nuovo principio teorico (pressing), d’istinto, senza coordinare prima tutto l’organismo (la squadra) in vista di ciò, le parti di cui è composto e i movimenti simultanei, succede quel che è accaduto a Montolivo (e Kessie) qui sotto. Ricordo che nel 3-4-3 Montolivo e Kessie sarebbero i due pilastri davanti alla difesa. 



Un allenatore a questo punto dovrebbe augurarsi uno scenario molto diverso da quello che vedete aprirsi alle loro spalle. Ed eccovi tutti i rischi di cui parlava Montolivo, quando una squadra si difende a cinque. Basta un lancio lungo linea, dato che la palla è scoperta a causa della pressione debole, o un’imbucata a centrocampo, che la difesa piatta del Milan è presa in mezzo in tutti i casi. Dalla palla lunga di Djmisti nascerà il cross di D’Alessandro (cerchiato in giallo in basso a sinistra), cross che verrà chiuso di testa da Parigini (altro cerchietto giallo sulla destra), con inspiegabile ritardo di Borini (il quinto difensore a destra). Che senso ha sprecare cinque giocatori in difesa, se poi subisci lo stesso in questo modo? Vuol dire che il numero non c’entra. E che la prima linea di difensori devono tornare ad essere gli attaccanti.  



DIFENDERE IN AVANTI, ORA SI PUO’ – Ricordate la corsa di Bonaventura nelle prime due immagini che vi ho sottoposto? Tornatela a guardare. Ora confrontatela con questo innesco di pressing: la corsa in avanti di Bonaventura, mezzala nel 4-3-3 contro il Bologna, è un fattore scatenante. A differenza di quella di Montolivo, appena analizzata, questa corsa non provoca scompensi immediati, anzi. A catena, tutto il Milan sale a supporto, alzando il proprio baricentro.   



Lo sfogo laterale è ostacolato dapprima dalla presenza fisica di Borini, esterno sinistro del 4-3-3, poi dall’aiuto preventivo di Rodriguez. Nel frattempo Montolivo accorcia e Kessie stringe per coprire un eventuale buco. In zona palla è 4 vs 3. 



Lo sviluppo dell’azione del Bologna è prevedibile: il pallone giunge alla mezzala apertasi sull’esterno, la quale, chiusa, si appoggia dietro, alimentando ulteriormente l’impeto della pressione rossonera. Finché il pallone non finisce a Mirante. Il Milan è riversato ormai nella metà campo avversaria, senza aver calciato in avanti il pallone. Notate la posizione guardinga di Suso. 



Sul cambio campo in affanno di Mirante, il terzino Masina si trova già chiuso preventivamente da Suso: palla recuperata. Qualcuno poi potrebbe anche chiedersi dov’è andato a finire Kessie, la mezzala destra. E’ fuori inquadratura, sulla linea di centrocampo, con l’intento di coprire i suoi compagni di reparto (Bonaventura e Montolivo) usciti in pressing. Un po’ meglio, no?