La qualificazione sì, ma tutto il resto non è da Milan.

Brutta che più brutta difficilmente si può, la squadra di Montella bissa lo 0-0 con l’Aek, dopo lo scialbo pareggio dell’andata, e avvicina il passaggio del turno. Il punto non è esattamente il risultato che voleva Fassone (“ora mi aspetto i risultati, il calcio è fatto di quello”), ma serve per rafforzare la classifica del girone D di Europa League.

Grazie alla sconcertante mediocrità delle avversarie, il Milan è primo con otto punti, seguito proprio dall’Aek a sei. L’Austria Vienna è a quattro, il Rijeka a tre. Perfino un MIlan così disadorno dovrebbe fare sei punti nelle restanti due gare (Austria Vienna a San Siro e Rijeka in Croazia) per conservare il primo posto. 

Tuttavia Montella non è esattamente al sicuro. Contro i greci non si è visto nessun barlume di gioco e, se si esclude un palo di Montolivo, le occasioni hanno latitato per l’intera partita. L’allenatore ha tenuto Suso in panchina e cominciato con una sorta di 3-5-2 dove Calhanoglu faceva la mezz’ala che non è. Poi è tornato al 3-4-2-1 con Suso ad affiancare Calhanoglu.

Ma il problema, ormai, non sono i singoli o il gioco. Il problema è l’involuzione collettiva della quale sono vittime sia il Milan, sia chi lo guida. La costruzione è teorica e banale, palla a Bonucci e lancio lungo a cercare movimenti che non ci sono. Contro i greci si sono visti anche tanti errori in disimpegno o nei passaggi, segno che la squadra non è tranquilla e non sa cosa fare.

Può darsi che la convenienza del pareggio abbia indotto tutti a rischiare poco, ma questo è un altro connotato poco riconducibile ad una grande squadra o ad un gruppo che aspira a diventarlo. Il Milan è in mezzo al guado e non sa come uscirne. Vincere il girone è meno del minimo sindacale, risalire in campionato un’operazione delicata e complessa.

Cambiare allenatore non è sbagliato. Ma può essere inutile o, addirittura, dannoso. Certo, dipende da chi arriva. Tuttavia se non è Paulo Sousa (mi sembra difficile che accetti il ruolo del traghettatore senza un vero programma), Fassone e Mirabelli pensano a Gattuso o a Oddo, due giovani tecnici che probabilmente diventeranno ottimi, ma che avrebbero bisogno di un sostegno da parte della società.

La realtà è che questo Milan non è solo figlio di Montella, ma anche di due dirigenti che hanno speso tanto, eppure non benissimo. Oggi con l’esonero di Montella non si scioglierebbe il nodo. Lo si alza o lo si abbassa, si concede qualcosa alla piazza in subbuglio, ma difficilmente si svolta.

I grandi club si vedono nel momento della gestione della crisi e il Milan resta in crisi nonostante il pareggio di Atene. Far ricadere interamente la colpa su Montella, non sarebbe serio, né saggio. Piuttosto, in questo momento, l’allenatore ha bisogno di aiuto e non glielo si dà con dichiarazioni che ogni volta sanno di ultimatum. 

Detto tutto questo, è sicuro che domenica sera, in caso di risultato negativo con il Sassuolo, Montella sarà esonerato. La sosta per il play off mondiale dell’Italia dà questa opportunità e non ho dubbi che sarà colta.

Un po’ diversa sarebbe stata questa storia se in qualche modo, anche senza seduzione, fascino e bellezza, il Milan fosse tornato da Atene con una vittoria. Il palo di Montolivo, però, è un elemento troppo fuori dal contesto per rappresentare il merito, così come il ricorso a Suso non può essere la panacea di tutti i mali.

Oggi il Milan semplicemente non è. E fino a quando resterà così, ogni esperimento risulterà vano.