In una partita di rara bruttezza, Fiorentina e Milan hanno pareggiato perdendo entrambe l’occasione per rilanciarsi in campionato. I viola possono recriminare di più sia perché, passati in vantaggio, non hanno saputo conservarlo; sia perché hanno creato qualche occasione in più del Milan. Dopo il successo nel derby di Coppa Italia, i rossoneri sono immediatamente tornati alla mediocrità che sta caratterizzando la stagione. Avevano avuto un giorno in meno della Fiorentina per recuperare l’impegno contro l’Inter (con annessi supplementari), ma l’assente è sempre il gioco, l’identità che fa squadra, la fluidità della manovra, la varietà degli schemi e delle giocate.

Insomma è sempre e comunque un povero Milan, sul quale non conviene calcare la mano solo perché, nella circostanza, ha recuperato, nel giro di tre minuti, il vantaggio di Simeone con la stoccata di Calhanoglu. Probabilmente l’1-1 è il massimo che si possa spremere da una squadra tanto modesta quanto disarmante, anche se le prospettive per il futuro restano gravide di preoccupazione. E’ vero che c’è tutto il girone di ritorno per fare qualcosa di meglio dei miseri 25 punti messi insieme fino ad oggi, ma è altrettanto vero che, con pochi stimoli, si fa poca strada. 

L’ho detto e lo ripeto: il Milan deve guardarsi dall’avvitamento su se stesso che potrebbe portare a vivere una stagione nettamente peggiore della precedente. La zona Champions è perduta da mesi, la zona Europa League è difficilissima non foss’altro per la mischia che coinvolge sette squadre, nella semifinale di Coppa Italia c’è la Lazio di Simone Inzaghi che ha un passo nettamente superiore, l’Europa League è lunga, ostica e prosciuga energie. Dove e come possa finire questo Milan, è verità che appartiene solo al Dio del calcio. Per quasi quaranta minuti è stata una partita oscena, giocata (si fa per dire) su ritmi amatoriali, piena di errori e priva di spunti. Non c’era il prevalere delle difese, ma la somma del nulla con il nulla, lo zero moltiplicato per zero. Ci sono voluti un doppio errore di Romagnoli e uno di Bonucci per vivificare, nella stessa azione, la qualità di Simeone che è scappato via al primo (39’). L’ex doriano ha commesso fallo e i viola, inferociti, hanno chiesto l’espulsione del milanista per soppressione di una chiara occasione da rete. Banti, al contrario, ha optato per il giallo perché, a suo giudizio, Bonucci, nei paraggi, sarebbe potuto rientrare.

Tre minuti dopo è stato Donnarumma a salvare in uscita, ancora su Simeone. Il portiere si è ripetuto nel recupero quando ha deviato sulla traversa un colpo di testa di Gil Dias (schierato al posto di Chiesa) su cambio di gioco di Veretout. Nella ripresa poco di meglio. Prima che gli allenatori dessero il via ad una sequela di cambi, Badelj (2’) ha provato a piazzare un pallone alla sinistra di Donnarumma e Suso, con il suo tipico movimento a rientrare, ha chiamato Sportiello ad alzare sopra la traversa (6’). Al 26’, sul gol della Fiorentina (cross di Biraghi per Simeone di testa), l’errore marchiano è stato di Bonucci (pallone mancato di testa) e di Romagnoli (mancata diagonale). Un orrore non degno della qualità dei due centrali rossoneri.
Gattuso, forse spinto dall’irrazionale più che dal coraggio, ha tolto Bonaventura (umbratile) e inserito André Silva, passando al 28’ al 4-2-4.

Più che la mossa, poté (ancora una volta) Suso. Servito a destra, come al solito ha innescato una serie di sterzate per liberare il sinistro, operazione che gli è riuscita nonostante una marcatura doppia, anzi quasi tripla. Sulla conclusione, Sportiello ha respinto corto, forse perché coperto, e Calhanoglu, subentrato a  Borini (8’), ha messo sotto la traversa. La Fiorentina non se l’aspettava, il Milan non chiedeva altro. Retromarcia sul sistema di gioco (4-4-2 con Calhanoglu e Suso sulla linea dei centrocampisti) e massima attenzione a non subire più nulla. Il punto è brutto e neanche tanto utile, ma il MIlan di oggi di più non può chiedere.