Il Napoli resta capolista perché batte il Milan (2-1), porta a quattro i punti di vantaggio sulla Juve e a cinque quelli sull'Inter. Tuttavia i "sarriani" hanno giocato meno bene del solito contro un avversario che, a dispetto del risultato, sta sotto di loro di almeno due gradini (e non parlo della classifica). 

Al contrario, la squadra di Montella ha offerto una prova discreta, a tratti quasi buona. Non fosse uscito Suso, avvicendato per infortunio con André Silva, avrebbe potuto anche tentare di produrre una serie di attacchi diversi rispetto a quello, assai ottuso, dei palloni alti, sui quali Koulibaly e Albiol erano sempre in vantaggio. Kalinic, al pari del portoghese entrato al posto di Suso, è stato nullo e ogni volta che sono chiamato a valutarlo, mi viene da chiedere se fosse proprio lui l'attaccante indicato da Montella come prima scelta sul mercato. 

Quanto alla partita, però, l'allenatore milanista non ha sbagliato niente. Il 3-5-2 con Borini a destra, sulla catena di gioco formata da Mario Rui, Hamsik e Insigne, aveva un significativo coefficiente di rischio. Tuttavia alternative - a parte quella di inserire Abate - non ne esistevano e Montella ha fatto bene a giocarsela come l'aveva pensata. Non, dunque, con un Milan chiuso e preoccupato, ma con una squadra che, nei suoi limiti, tentava di produrre gioco e pressing. Certo, Insigne ha inferto alla partita le sue unghiate, ma questo attiene alla bravura del singolo e alla capacità del Napoli di esaltarne le qualità. 

Il primo gol è un esempio non solo di come si muova la palla (avanti e indietro prima del lancio), ma anche di come si attacchi la profondità. Nella circostanza non sono d'accordo con chi - come Lele Adani - ha annotato che i tre milanisti, saliti per mettere in fuorigioco Insigne, avrebbero dovuto scappare indietro. Se è vero, infatti, che la palla giocata da Jorginho è "scoperta", ovvero senza opposizione, è altrettanto vero che Romagnoli tiene in gioco l'avversario per una millimetrica posizione. In sostanza, essendo Musacchio, Bonucci e Romagnoli protesi nell'accorciare in avanti, non avrebbero avuto né il modo, né il tempo di variare la direzione in senso opposto. Piuttosto, sul taglio di Insigne, Bonini avrebbe potuto seguirlo, anche se con pochissime probabilità di raggiungerlo, ma almeno per disturbarne la conclusione che, comunque, non è stata precisissima (deviazione di Donnarumma). 

Il gol di Insigne non è stato assegnato subito perché l'assistente di destra (Costanzo) ha segnalato la posizione di fuorigioco ad azione conclusa. Il Var, però, si è incaricato di fare giustizia. Tutto questo accadeva al 32' del primo tempo, mentre al 47', su rinvio-assist di Reina, ancora Insigne ha colpito il palo. Di nuovo lo stesso assistente ha sbandierato il fuorigioco che, come nel primo caso, non c'era. Infine, al 49', di nuovo Insigne ha chiamato Donnarumma a una respinta volante sul suo classico tiro a giro. 

Di fronte a tutte queste occasioni, viene da chiedersi che cosa abbia fatto il Milan. Va detto, allora, che fino al primo vantaggio, la squadra di Montella aveva corso pochi rischi. Anzi, pur non costruendo opportunità, aveva tenuto palla con discreta disinvoltura, l'ha fatta girare e, quando non ne era in possesso, l'ha spesso sottratta ai centrocampisti del Napoli. Merito anche della non teorica superiorità numerica a centrocampo. 

Ma le cose migliori - dopo un'occasione di Mertens sventata con una mano da Donnarumma -, il Milan le ha fatte vedere almeno fino al gol di Zielinski, che al 24' della ripresa ha sostituito Hamsik (prima Maggio aveva preso il posto di Mario Rui con spostamento a sinistra di Hysaj). In quella sezione di gara un Milan con la difesa molto alta ha impedito al Napoli non solo di palleggiare, ma anche di uscire dalla propria trequarti con la riconosciuta abilità di sempre. Tutto ciò non è avvenuto per un cambio di sistema di gioco (sempre 3-5-2 in fase di possesso, 4-4-2 nel non possesso), ma perché un blocco di squadra (difesa e centrocampo) è sembrato più solido e più convinto. 

In tutta sincerità non penso che il Milan avrebbe potuto pareggiare (dell'evanescenza dell'attacco ho detto), ma la prodezza di Zielinski (28', assist di Mertens e girata sotto le gambe di Donnarumma) ha stroncato ogni velleità. Resta, forse, il rimpianto per il gol, nel recupero, di Romagnoli (botta al volo di sinistro da un pallone a liberare di Albiol). E tuttavia in un intero secondo tempo, il Milan prima aveva tirato in porta solo due volte: con Bonaventura e Kalinic (debole di testa). Troppo poco pe pensare di meritare un punto.