Male, male, male. Sul piano della classifica, la sconfitta di Genova relega il Milan già a 6 punti dalla vetta, alla vigilia delle partite contro Roma, maramaldeggiante nelle ultime due stagioni a San Siro, e contro l'Inter, che il prossimo turno vede a Benevento. Sarà deformazione rossonera, figlia di anni da protagonista, ma il mio punto di riferimento continua a essere il primo posto in classifica e non il quarto, a rischio pure questo. 

"Atteggiamento" è un concetto astratto, bisogna capire invece che cosa non vada di concreto. Primo punto. Con il 3-5-2, se schierati Suso e Bonaventura, il Milan gioca in 9 e mezzo. Ho ribadito più volte l’impressione  che il “Cardellino” cinguetta male da seconda punta centrale. Bergamo nella scorsa stagione e le ultime sue prestazioni oggi hanno drammaticamente trasformato un’impressione in realtà. Il giocatore spagnolo, convocato e pronto a diventare un protagonista nella nazionale, con Brasile e Germania, più forte a mondo, è uno dei talenti, è uno dei Campioni del Milan, ma schierato lì non è utile, non esalta le sue doti di ispiratore delle punte e di finisseur. Si parla di un contratto pronto sulla scrivania di "Casa Milan". Le voci parlano di un accordo fino al 2021 con un  ingaggio intorno ai 3,5 milioni di euro. Se il Milan continuerà con il 3-5-2 è un investimento da valutare molto bene, perché, sia dal primo minuto che impiegato nel corso del match, Suso non riesce a esprimersi compiutamente, gioca triste, gioca poco convinto. Non credo poi che sia solo questione di tempo e di abitudine. Quindi Montella deve scegliere se continuare con una difesa che possa esaltare le qualità di Bonucci a scapito del numero 8 rossonero o affidarsi in avanti a lui, contando sul fatto che Bonucci abbia comunque giocato grandi partite, nella Juventus, anche in una difesa a 4.

Nel 3-5-2 non sta brillando nemmeno Bonaventura, che gioca, come ha abituato i tifosi milanisti, sempre con abnegazione e con il massimo impegno, ma non riesce a esaltare il suo talento, la sua capacità di saltare l’uomo nella marmellata dietro la punta, dove l’affollamento regna sovrano. Ultimo rilievo, la partenza dell’azione. La manovra appare lenta e, a volte, senza sbocchi, perché l’azione si snoda, nella metà campo rossonera, con troppi passaggi orizzontali che permettono a centrocampo e difesa avversari di posizionarsi e occupare gli spazi, soffocando sul nascere ogni iniziativa. 

Certo l’atteggiamento non è piaciuto ai dirigenti del Milan, ma ora tutto dipende dalle scelte tecnico-tattiche dell’allenatore rossonero. Deve plasmare la "sua" idea di gioco, dare una decisa impronta, anche a costo del sacrificio di qualche nuovo acquisto o di qualche icona già presente. Perché, come per il Milan di Sacchi, di Capello, di Zaccheroni, di Ancelotti e di Allegri, questo primo Milan cinese venga ricordato come il Milan di Montella.