Un mese fa, il primo settembre, mai mi sarei aspettato di dover commentare un Milan dai numeri così negativi. I rossoneri erano in testa alla classifica, dopo le due vittorie contro Crotone e Cagliari, avevano brillantemente superato i preliminari di Europa League, l’entusiasmo dei tifosi  era tornato prepotente, si respirava aria di festa, un sentimento di ottimismo si respirava a pieni polmoni, dopo una campagna acquisti bella e opulenta. Quei giorni sembrano oggi lontani mille anni. A settembre, la  squadra di Montella ha vinto in campionato 2 partite su 5 raccogliendo  dunque sei punti sui quindici a disposizione, subendo 9 reti e realizzandone 5, due di queste su rigore. E’ precipitato al settimo posto in classifica, a 9 dalla testa e a 7 dall’Inter e dalla Juventus.

Montella non viene messo in discussione dalla società, ma intanto si parla più spesso  del suo  presente e  del  suo futuro. Questo aspetto, di per sé, è già un problema, che diventerà ancora più scottante quando si comincerà eventualmente a ipotizzare nomi per la prossima stagione. Alberto Zaccheroni una volta mi disse che, quando i giocatori sospettano, a torto o a ragione, che l’allenatore sia stato mollato dal presidente e dai dirigenti, il  suo compito diventa quasi impossibile. Insomma, nonostante una società nuova, nonostante una squadra più forte rispetto al  recente passato, sembra di rivivere gli incubi degli ultimi anni. Incredibile e certamente, almeno da parte mia, inaspettato. Questa la cronaca, che penso indiscutibile e accertata.

Più difficile capire che cosa riservi il futuro e soprattutto quali siano i motivi di questo cammino diventato impervio e sofferto. Chi si appiglia all’idea che la campagna di rafforzamento sia stata insufficiente perché Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli avrebbero dovuto acquistare un top player, puntando più sulla qualità che sulla quantità, non mi trova d’accordo. Se il Milan, nelle brutte partite contro  Lazio e Sampdoria, avesse schierato Aubameyang e Diego Costa  non credo che il risultato sarebbe cambiato. La rosa rossonera aveva lacune in difesa, a centrocampo e in attacco. Con l’inserimento di quattro  nazionali, Ricardo Rodriguez, Bonucci, Conti e Musacchio, nel reparto arretrato, di altri tre a centrocampo, Biglia, Calhanoglu e Kessiè, poi di Kalinic e Andrè Silva davanti, il Milan è certamente più forte e completo. La società e Montella si difendono dicendo che serve il tempo necessario per assemblare un così alto numero di giocatori nuovi. I tifosi possono anche accettare questa giustificazione, magari soffrendo contro la Roma ,ma non si rassegnano che il distacco sia già così ampio, annacquando le speranze e le ambizioni.

Forse è stato troppo prematuro il passaggio a uno schema da provare in Europa League, forse sarebbe stato necessario partire dalle  basi della scorsa stagione, non trascurando due giocatori che oggi mi sembrano fuori dal progetto, Suso e Bonaventura, spesso decisivi, forti e carismatici. Montella dice comunque che, nella scorsa stagione, il Milan ha poi chiuso a distanze siderali dai primi posti, ma, dico io, ha vinto meritatamente a Doha,  ha offerto  prestazioni positive in campionato contro la Juventus a Torino, nel derby, almeno fino  a tre quarti di campionato,con una rosa nettamente inferiore. Invocare la pazienza, la fiducia, la calma e la serenità non è argomento popolare. Chi è per una soluzione drastica, licenziare Montella, deve anche proporre alternative valide. Quella di Ancelotti non esiste, perché altre le idee del tecnico di Reggiolo. Chi vuole la restaurazione vive fuori dal tempo. Tutti però si augurano che questa stagione sia quella della ricostruzione, la base forte sulla quale ripartire, ma soprattutto di vedere presto segnali positivi sul piano  della classifica. I punti non danno la felicità, ma rendono meno nervosi.