Mentre altrove nascono e fioriscono talenti realmente in erba, a Napoli Roberto insigne continua a convivere con la fastidiosa etichetta del fratello minore, bravo ma ancora inesperto per competere a certi livelli. 22 anni, confermato nella rosa azzurra dopo che a Dimaro aveva convinto tutti, soprattutto Sarri, sorpreso dalla verve del ragazzo, a tal punto da chiederne alla società la conferma. Era tutto fatto per il prestito in serie B, prima del dietrofront del club partenopeo, disposto a dar fiducia al ragazzo, reduce da una discreta stagione in cadetteria con la maglia dell’Avellino. Un vice Callejon per caratteristiche tecniche e per corsa, ovviamente con le dovute proporzioni. Un ottimo prospetto su cui lavorare con fiducia.

Alle buone premesse, però, non sono seguiti i fatti; Roberto Insigne, fin qui, ha collezionato solamente tribune (nove volte su tredici in campionato e cinque su cinque in Europa) nonostante Sarri lo abbia inserito nella lista Uefa, preferendolo addirittura ad El Kaddouri, bocciato in estate e riscoperto negli ultimi mesi. L’errore di valutazione, a fronte del diverso impiego dei due calciatori, è fin troppo evidente e la questione diventa ancor più paradossale se si pensa al contratto del trequartista marocchino, in scadenza il prossimo giugno; ha senso valorizzare un calciatore destinato a partire, lasciando in disparte un elemento più giovane e (potenzialmente) più interessante per il progetto? In tal senso, la retrocessione di Insigne dalla prima squadra alla Primavera (l’altro giorno ha preso parte alla gara con la Spal, persa 2 a 0) lascia più di un dubbio sulla fiducia accordata in estate e inspiegabilmente tradita poco dopo, a fronte di quei numeri che obbligheranno la società a trovare, sin da gennaio, una soluzione diversa.