"Un eroe. Non l'eroe che meritavamo ma quello di cui avevamo bisogno". Parafrasando la trilogia del Cavaliere Oscuro, può essere questo il pensiero che sintetizza il ruolo che Nikola Kalinic si è ritagliato in questo Milan. Quello di attaccante atipico, che si vede poco sotto porta e in zona gol, ma si fa sentire quando c'è da correre, fare a sportellate e lottare con gli avversari, su tutti quei palloni che sembrano persi. Un ruolo scomodo, che fa ricadere sul croato le critiche di tanti tifosi milanisti. Ma non quelle del suo allenatore, Rino Gattuso.

LA STIMA DI GATTUSO - "Metterei la firma - ha dichiarato ieri sera l'allenatore rossonero - per vedere prestazioni come quella di oggi. È stato tra i migliori in campo, ha fatto salire la squadra". Un rendimento, contro il Cagliari, prezioso e che ha portato ai due gol di Franck Kessie: il primo su un calcio di rigore conquistato proprio dal classe '88, il secondo dopo una bella sponda per l'ivoriano dal cuore dell'area sarda.

EROE OSCURO - Un lavoro oscuro, poco apprezzato dai propri sostenitori, ma in grado di far innamorare gli allenatori. Prima Paulo Sousa, che lo aveva richiesto a gran voce al momento del suo arrivo alla Fiorentina, poi Vincenzo Montella, che lo ha voluto in rossonero la scorsa estate, e ora Rino Gattuso, che lo ha preferito a Cutrone e André Silva alla Sardegna Arena. E che continuerà a schierarlo titolare, nonostante i soli quattro gol segnati in stagione e un digiuno che dura da quasi due mesi. Perché Kalinic è questo: non è l'attaccante che il Milan merita, ma è quello di cui ha bisogno.

@marcodemi90