Alla prima partita in Qatar mancano 1468 giorni. Basta fare i conti e si arriva al 21 novembre 2022. Negli stadi in costruzione in pieno deserto, ovviamente, ci aspettiamo di ritrovare l'Italia. Si ripartirà così: giornate corte, temperature non invitanti per scendere in strada. Il prossimo Mondiale si giocherà tra autunno e inverno, non sarà la stessa cosa. La disfatta contro la Svezia ci priverà per almeno otto anni di un punto fermo delle nostre vite: l'estate azzurra. Ne riparleremo nel 2026, probabilmente tra Canada e Stati Uniti (sede da definire entro il 2020).

Salta un punto di riferimento, finisce un'epoca. Il calcio dei club ha perso da tempo la sua ritualità domenicale, governato e alimentato da altre regole. Le Nazionali hanno invece resistito di più. Il Mondiale arabo in inverno sarà rivoluzionario, un po' come quando la Serie A aprì agli anticipi del sabato. Si metabolizza, ci si abitua, si cambia. A giugno apriremo distrattamente la finestra sulla Russia (a proposito, su quale tv?) entrando già in un nuovo ordine di idee: serviranno quattro anni per riconquistare un posto al Mondiale, ne dovranno passare almeno otto per tornare a godercelo senza sciarpe e guanti. La temperatura del 2022 sarà la stessa di oggi, un martedì di novembre in cui sentiamo freddo all'anima