Intervistato da Undici, il team manager della Nazionale, Lele Oriali, parla del suo ruolo e spiega le differenze tra Conte e Ventura.

I COMPITI - “Il mio ruolo è atipico: non è quello del team manager di un club, che si occupa di questioni organizzative, è quasi quello di un direttore sportivo. Solo che qui non ci sono trattative e giocatori da comprare". 

IL PIANO DI CONTE - “Prima di partire io e Conte ci confrontammo. Avevamo poca scelta e solo una via per giocarcela: creare un gruppo, costruire una squadra. A vedere i risultati ci è riuscito piuttosto bene. Ora lavoriamo avendo recepito il messaggio di Tavecchio: creare un movimento competitivo. Abbiamo una strada tracciata, stiamo spendendo molte energie per i giovani, arriveranno i risultati. Magari non nell’immediato, ma nel futuro, per chi ci sarà. Noi speriamo di esserci e raccogliere i frutti di questo lavoro, ma la nostra missione è proprio porre le basi per riportare il calcio italiano dove compete, dove è sempre stato. E dove non era più: abbiamo smesso di essere esempio internazionale”.

IL CORAGGIO DI VENTURA - “Rientrano nell’idea di investire nel futuro. Ora questo accade anche nei club, che spesso vanno per mode del periodo: siamo nel momento in cui è di tendenza investire nel settore giovanile, lanciare volti nuovi in serie A. Forse è anche merito della visione di Ventura, uno che ha convocato Gagliardini in azzurro, intuendone le capacità, prima ancora che tutti parlassero di Gagliardini. È coraggio il suo, lo stanno avendo anche le squadre italiane: così si crea il ricambio, così si dà una prospettiva al movimento. Fino a qualche anno fa eravamo in declino per questo: non facevamo crescere i giovani in grado di affiancarsi al gruppo storico. E stavamo rimanendo solo con il gruppo storico. Ora i più esperti sono d’esempio per chi arriva"