Torino-Genoa, 22-12-2016, a due minuti dal triplice fischio di Maresca, un ragazzino di nome Pietro Pellegri (classe 2001) subentra al posto di Rincon. E’ record: d’un tratto, si ritorna tutti alla Roma del ’37, tutti a fare il nome di Amedeo Amedei, il detentore eguagliato o addirittura superato di un giorno dal giovane attaccante genoano. Conclusa la stagione scorsa a 3 presenze (solo una da titolare) e 1 gol (ma stavolta niente record, perché “in ritardo” sull’ Amedei stesso e il buon Rivera), Pellegri è riapparso in Serie A domenica sera, al 33’ di Genoa-Lazio. Fuori Centurion, dentro il ragazzino alto 1,90: altra presenza, altro record battuto, quello di Silvio Piola, che fino a quel momento deteneva il primato del più giovane calciatore a realizzare una doppietta in Serie A.

Numeri da prodigio, da predestinato, si comincia a dire: intanto Pellegri si candida fortemente per una maglia da titolare contro il Chievo. Manca ancora Lapadula, e Juric potrebbe scegliere di lasciarlo sulla cresta dell’onda, nascondendovi in pancia Galabinov. “Pellegri per me non è una sorpresa - ha commentato nel post partita l’allenatore croato - è un ragazzo che sta lavorando bene. Stiamo lavorando molto a livello individuale, e anche il secondo gol è un esempio di movimento che cerchiamo di fargli imparare. Ha potenza, ha volontà di crescere...”.  

Prendendo spunto da queste parole, abbiamo cercato di accantonare il tema caldo dei numeri, in definitiva dei record, per soffermarci più da vicino sui movimenti da attaccante vero che gli abbiamo visto fare in così poche apparizioni. Ci siamo limitati all’analisi dei 3 gol che Pellegri ha segnato finora in Serie A, compreso quello del finale di stagione 2016/2017, contro la Roma, nel giorno dell’addio di Totti. Tre movimenti diversi, a partire da tre zone di campo diverse. 
 
IL PRIMO GOL, MOVIMENTO N. 1 - Il 28 maggio la Roma deve vincere a tutti i costi l’ultima di campionato contro il Genoa per assicurarsi il secondo posto. La partita però, dopo soli due minuti di gioco, è già in salita per colpa di un baby terribile che, lanciato da Lazovic, sfida Manolas a campo aperto. Il taglio di Pellegri si iscrive perfettamente in uno schema di Juric, che sfrutta la ricerca dell’ampiezza di Hiljemark per aprire uno spazio tra Fazio e il difensore greco. Ed è proprio attraverso quel varco che attaccherà la profondità Pellegri. Zona di partenza del movimento: primo terzo della metà campo avversaria, quasi all’altezza della linea di centrocampo.
 
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Se ci arrivi in fondo, specialmente se sei tallonato da Manolas, vuol dire innanzitutto che sei veloce. E potente. Guardate infatti come inizia a difendere il pallone col braccio sinistro, non appena il difensore giallorosso si avvicina.
 
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A mali estremi, estremi rimedi: la carica di Manolas si fa più disperata, e perciò più ruvida e scomposta. Ma Pellegri resiste, proteggendo il pallone non più con un solo braccio, ma con tutto il corpo. Calcerà, cadrà, segnerà così il suo primo gol in massima serie.
 
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LA PRIMA DOPPIETTA, MOVIMENTO N. 2 – Facciamo ora un salto a Genoa-Lazio di domenica sera. Il primo gol non è che sia bellissimo, anzi, nasce da un rimpallo e una deviazione fatale. Pellegri si gira in area, trova il pallone per primo, calcia, e Strakosha viene spiazzato dal tocco di un suo compagno. Ma andiamo un momento indietro, quando il pallone arriva a Taarabt tra le linee, tagliando fuori i centrocampisti biancocelesti. Poco prima dello stop del marocchino, Pellegri fa un movimento molto intelligente. Anche i tempi sono perfetti. Disegnando una curva sul terreno, il numero 64 del Genoa ottiene due risultati: sgombra lo spazio occupato per facilitare la conduzione di Taarabt e allo stesso tempo si orienta verso la porta, andando ad attaccare il fianco di De Vrij. Zona di partenza del movimento: secondo terzo della metà campo avversaria.
 
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Se non avesse fatto questa giocata senza palla, creando i presupposti per una situazione favorevole, probabilmente non avrebbe neanche segnato il primo gol, e noi non saremmo qui a parlare del suo nuovo record. Radu è troppo aperto, troppo in ritardo, e Pellegri va a far male lì, tra centrale e centrale laterale di una difesa a tre sorpresa da una ripartenza.
 
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MOVIMENTO N. 3 – Infine il gol più bello di Pellegri, il secondo, quello di cui ha parlato Juric. La Lazio viene sorpresa da una punizione veloce battuta dal Genoa a centrocampo, e ancor di più dall’iniziativa di Zukanovic. Il bosniaco è uno dei tre difensori del Grifone, ma in questo caso si sgancia coraggiosamente vedendo campo libero davanti a sé. Guardate Pellegri: sul primo controllo del compagno è fermo, sorvegliato da Radu.
 
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Dopo il secondo tocco di Zukanovic, quando Zukanovic alza la testa verso di lui e lo cerca, Pellegri improvvisamente si attiva. Un movimento deciso, forte, cattivo alle spalle di Radu. Particolare non da poco: alle spalle di Radu, non davanti. Perché? Perché così attacca il dischetto senza mangiarsi buona parte dello specchio della porta con un taglio sul primo palo. Quando però il cross riesca perfetto come è riuscito a Zukanovic. In questo caso la zona di partenza del movimento di Pellegri è l’ultimo terzo della metà campo avversaria. Ovvero l’attacco dell’area di rigore.   
 
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Apprezziamo infine l’ardimento, l’intesa superba tra i due: uno la mette a giro oltre il dischetto, l’altro si fionda lì con uno scatto, e poiché la corsa non basterebbe, stacca potente, si raccoglie in volo e si distende al massimo col destro per colpirla a tutti i costi. Guardate le distanze al momento del cross. La fame con cui segna Pellegri è quella che ha un sedicenne quando torna a casa da scuola. O meglio, quella di un sedicenne alto uno e novanta.
 
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