A scanso di equivoci: la colpa non è del Benevento. La colpa è del nostro sistema-calcio che accetta che ci sia uno squilibrio così feroce e penalizzante in serie A.

Lo sappiamo, la classifica fotografa una realtà impietosa: il Benevento è ultimo, ha perso 13 partite su 13 - poco importa che l’ultima col Sassuolo l’abbia persa nel recupero, restano sempre 13 su 13 - e ha stabilito il nuovo record europeo. Nessuno nella storia del calcio d’Europa ha mai fatto peggio. Il primato negativo, fino all’altro pomeriggio, era del Manchester United, che nel 1930 aveva perso le dodici partite iniziali nella First Division, l’equivalente dell’attuale Premier League.

E’ una crisi senza fine che deve imporre una riflessione - tra le tante di questi giorni così tormentati e prive di certezze - al nostro calcio. Premettiamo: ci auguriamo tutti, tifosi del Benevento e non, per il bene della competitività in serie A, che la squadra campana trovi da qualche parte la forza per risollevarsi e conquistare da qui alla fine qualche punto o addirittura che sia in grado di coltivare una qualche speranza di farcela. Ma siamo tutti abbastanza sicuri che il destino di questa squadra sia segnato.

O no? Non inganni la situazione del Crotone l’anno scorso. Era profondamente diversa. Dopo 13 giornate il Crotone era sì ultimo, ma con 5 punti (il Palermo ne aveva 6, il Pescara 7) e a -5 dalla zona salvezza. La distanza del Benevento è esattamente il doppio: -10. L’inadeguatezza di questa squadra sembra acclarata, e un terzo del campionato se n’è già andato. Il presidente Vigorito fa bene a crederci ancora, De Zerbi - subentrato a Baroni - ha il dovere di insistere, i giocatori è giusto che ci provino e vanno anzi applauditi per la tenacia con cui inseguono un sogno già sfumato. Ma c’è qualcuno pronto a scommettere 20 centesimi sulla salvezza di questa squadra? Crediamo siano in pochi. E spiace perché ne va della serietà del campionato.

Non conviene a nessuno avere una squadra-materasso che - a tutt’oggi - segna un gol ogni due partite (6 totali) e ne subisce oltre due a gara (33 totali). Spiace perché la prima volta in serie A forse avrebbe meritato qualche soddisfazione in più, spiace perché il "Ciro Vigorito" è un impianto-gioiellino invidiato da altre realtà medio-piccole del nostro panorama calcistico, spiace perché i soldi - 17 milioni - il club sul mercato li ha comunque spesi, spiace perché è giusto - sacrosanto e utile a tutti - che la provincia abbia cittadinanza in serie A.

Ma ciò deve succedere con altre regole, con il ritorno della A a 18 squadre, con una più equa suddivisione dei diritti televisivi, con altro rispetto - vien da dire - da parte di tutte le componenti del nostro calcio, dalla Figc ai club. Perché se si andrà avanti così, chi vince vincerà sempre di più e chi perde continuerà a perdere sempre più spesso, con tutto il carico di frustrazione che subentra in questi casi e con uno sbilanciamento di valori che toglierà competitività alla serie A e credibilità al nostro sistema-calcio.