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  • Ranieri: 'Mancini non viene, resto io al Monaco'

    Ranieri: 'Mancini non viene, resto io al Monaco'

    La promozione e ora un mercato super: "Si pensa in grande".
    Ranieri principe di Monaco: "Qui applaudono il mio calcio".
    Italia in crisi: "Bisogna aspettare la nuova generazione di calciatori, quelli che vengono dall'estero, i figli degli immigrati".
    Roma: "Ha sofferto la mancanza di un presidente vicino alla squadra, la storia dello sceicco mi ha lasciato molto perplesso".
    Ancelotti e il Psg: "Ha pagato l'assenza di fiducia in alcune fasi, vedere che alle prime difficoltà già cercano altri è brutto".
     

    Le “Centre d’Etreinement” dell’AS Monaco è stato ricavato con dinamite e martello pneumatico da una costola delle Alpi Marittime di La Turbie che sovrasta Monaco e lo Stade Louis II, dove la squadra di Claudio Ranieri ha vinto la Ligue 2 e si accinge a sbarcare in Ligue 1. A rompere le scatole al Psg e ai soliti noti del calcio francese. “Non esageriamo, l’obbiettivo è l’Europa League o la Champions, abbiamo ricominciato tutto da capo” dice Ranieri – un nome che a Montecarlo è tutto un programma - indaffarato con procuratori, giocatori che vanno e vengono anche su moto da 1200cc, la squadra che ha preparato un barbecue sul prato, una partitella da presenziare giù allo stadio. C’è aria di festa e di rompete le righe dopo l’ultima di campionato. Nel suo contratto triennale c’è anche un bell’appartamento sopra lo Sporting Club, zona incasinatissima ora per il Gp di Monaco.


    C’è di peggio nella vita, no?
    «E chi si lamenta? Qui sto benissimo. Sono venuto perché c’era da ricominciare e rifondare. Lo scorso anno il Monaco rischiò persino la retrocessione in C. Ma vincere non è mai facile. Anche nella B francese. Ho visto un sacco di ds italiani a caccia di giocatori in giro, di talenti qui ne girano».

    Quanto mancava da un campionato di B?
    «Dai tempi della Fiorentina di Batistuta 93-94, e prima ancora del Cagliari del salto dalla C alla A».

    Togliamoci subito il dente. Facile vincere con magnati russi ricchissimi.
    «E che quando tocca a me è facile e quando tocca agli altri è difficile? Spiegatemi».

    E si parla pure di Falcao, Tevez, Lamela…
    «Vediamo cosa si può fare. La proprietà vuole costruire una squadra importante. E a me impostare, riorganizzare piace. Ultimamente in Italia mi erano capitate situazioni da riprendere per i capelli (soprattutto Inter, ndr)».

    Rybolovlev lo sente spesso o non si vede e non si sente?
    «Certo che lo sento. Adesso ha anche i suoi referenti, e poi viene allo stadio, gli piace il calcio, viene in trasferta».

    Dicono pure di Mancini…
    «E’ normale dai, è il mercato. Ma non c’è nulla. Da dicembre facciamo programmi per il prossimo anno».

    Visto quante squadre cambiano in Italia? Inter, Milan, Roma, Napoli…
    «Sì ma situazioni diverse. Mazzarri che lasciava, la Roma che ci ha provato con Zeman. L’Inter che paga gli infortuni».

    L’Inter, l’ultima sua squadra in Italia. Non trova proprio pace.
    «Dopo l’anno del triplete, il contraccolpo l’anno più negativo. Ora risalirà no?».

    E la Roma?
    «C’è una nuova proprietà. Secondo me ha sofferto anche la mancanza di un presidente vicino alla squadra, presente, operativo. La storia dello sceicco mi ha lasciato molto perplesso. Però hanno grandi talenti, come Lamela, e grandissimi giocatori come Totti. Prima o poi la Roma arriva».

    Vogliono l’allenatore duro, il sergente di ferro, Mazzarri se lo litigano.
    «Forse ma non mi sembra così. E poi gli allenatori sono sempre doppi: c’è quello che vedete voi e quello degli spogliatoi, spesso diverso. Visto Del Bosque? Più calmi e tranquilli non ne esistono eppure è un grandissimo».

    Le manca il campionato italiano?
    «Quando alleno all’estero non mi sento fuori casa. La serie A la percepisco sempre come un campionato duro, che però ha sofferto la crisi economica e dunque la difficoltà a reperire grandi giocatori. La Juve ha vinto due volte, però Napoli, Milan, Inter e penso anche la Roma prima o poi la insidieranno. Capisco la determinazione di Conte».

    Un calcio un po’ intristito…
    «Una questione di cicli. C’è stato il ciclo dell’Olanda, dell’Italia, dell’Inghilterra, della Spagna, ora tocca alla Germania. Bisogna aspettare la nuova generazione di calciatori, quelli che vengono dall’estero, i figli degli immigrati».

    Intanto Ancelotti lascia la Francia però.
    «Credo abbia sofferto la mancanza di fiducia in alcune fasi della stagione. Alle prime difficoltà sentirsi abbandonati, vedere che già cercano altri è brutto. L’equazione pagare uguale vincere non è matematica. In quei casi se ti arriva il Real Madrid che fai?».

    Sembrano tutti impazziti appresso agli allenatori.
    «Le grandi squadre vogliono il grande allenatore. Il Barcellona e Guardiola, lo United e Ferguson, il Bayern ed Heynckes. E’ così».

    Voi allenatori all’estero, Capello, Spalletti, Ancelotti etc siete un clan? Vi sentite?
    «Ma proprio no. I presidenti stranieri a noi italiani chiedono soprattutto organizzazione. E noi gliela diamo».

    Qui non ci si sente lontani da casa.
    «Non è un problema quello. Negli ultimi 15 anni, tra Spagna, Inghilterra e Francia ho fatto 10 campionati all’estero».

    Attenzione comunque ai magnati russi…
    «Ancora Abramovich? Ma no, col Chelsea mi trovo benissimo. Ogni tanto mi invitano, mi capita pure di ritrovare Abramovich, parliamo pure un po’. Avevo fatto il secondo posto e la semifinale di Champions, era tutto contento. Fino a 15 giorni prima. Poi si liberò Mourinho…».

    Valencia, Madrid, Londra, ora Montecarlo, mica male la vita.
    «Ripeto, sto benissimo non vedo l’ora di buttarmi in Ligue 1. Mi chiedo solo perché abbia venduto la barca proprio prima di venire a Montecarlo».


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