David Beckham è stato e sarà l’uomo che ha fatto di più per la popolarità del calcio nel mondo. Il che non significa che sia stato il più grande calciatore di tutti i tempi o che almeno sia inseribile nell’empireo dei grandi (Pelé, Maradona, Cruijff, gente così), ma che la sua immagine non è stata solo fumo pubblicitario. L’immagine è stata piuttosto un formidabile traino per la diffusione del suo sport anche in terre senza tradizione e presso il pubblico femminile, nessuno più di lui meriterebbe l’investitura come ambasciatore della FIFA. A 38 anni Beckham ha detto basta e saluterà tutti alzando la coppa di campione di Francia: quarto campionato nazionale vinto dopo quello inglese (6 volte con il Manchester United del neo-pensionato Ferguson), spagnolo (una volta con il Real Madrid del Capello bis) e statunitense (2 volte con i Galaxy). Si ritira da giocatore ancora decente, con pochi rimpianti se non quello di avere solo sfiorato un grande successo con la nazionale inglese, di cui è stato trascinatore per un decennio in tre Mondiali (miglior risultato i quarti di finale raggiunti nel 2002 e nel 2006) e due Europei, con la chiusura mancata in quella del Regno Unito ai Giochi di Londra per l’inutile cattiveria di Stuart Pearce. L’abbiamo già scritto sul Guerino, ma nel momento dell’addio ne siamo ancora più convinti: il clamoroso impatto mediatico di Beckham ha fatto bene al suo conto in banca ma ha nuociuto alla sua credibilità di calciatore. Professionista serio e supergregario al servizio di uomini d’area, difficile ascoltare anche dai colleghi (spesso invidiosi) giudizi più lusinghieri di questo. ‘Serio professionista’ nel calcio suona un po’ come ‘brava persona’ nei discorsi di tutti i giorni, un complimento ma non troppo. Ma perché Beckham, che non è l’unico sportivo del mondo con un’immagine piena di glamour e che giri spot pubblicitari, è diventato più famoso di chiunque altro? Oltretutto mai rilasciando dichiarazioni clamorose o anche solo interessanti, né entrando in polemica diretta con chicchessia. Biografie e autobiografie non hanno aggiunto niente e tutto sommato nemmeno la iper-famosa moglie Victoria, ormai ex cantante, è famosa per un motivo diverso da quello di essere famosa. In questo senso l’icona Beckham è paragonabile all’icona Bjorn Borg degli anni Settanta: personaggi entrati nell’immaginario collettivo perché hanno nel loro momento d’oro interpretato le aspirazioni e i sogni della gente. La chiave del successo di Beckham è secondo noi anche quella di essere credibile da qualsiasi lato lo si analizzi: come calciatore, come sportivo in generale, come marito (nonostante le note vicende spagnole, altri ne sarebbero usciti a pezzi ma in questo caso il popolo ha creduto a lui) e padre, come fighetto da festa, come eroe nazionale, come simbolo del fu impero britannico, come working class hero non arrabbiato con il mondo, come ambasciatore di sé stesso e di un’idea della vita non triste.