LAZIO-ROMA 0-0

Alisson 6: Legge con anticipo una infilata di Immobile, poi esagera coi piedi e per poco non entra nel derby dalla porta sbagliata. Sono gli unici due momenti in cui i suoi occhi di ghiaccio fanno capolino sul primo tempo. Nella ripresa il ghiaccio gli si forma sui polmoni quando prima Immobile e poi Luis Alberto sfiorano i suoi pali.    

Fazio 6,5: Parte con un pizzico di torpore, ma dimostra di aver bevuto pure lui una Red Bull di Salisburgo quando va a togliere due mine dai piedi di Immobile e Anderson con una facilità disarmante. E’ meno luccicante rispetto a Manolas, ma comunque efficace. Dimostra amicizia quando va a prendere di petto Milinkovic, reo di un doppio fallo da giallo su Kostas.  

Manolas 7: Ha ancora gli occhi di Achille e il ruggito di Cerbero. Al 25’ strappa pure la parrucca ad Anderson con un tackle d’altri tempi, poi ingaggia un duello scudo a scudo con Immobile. Sfortuna e un po’ di disattenzione quando gli sbuca un pallone in mezzo alle gambe con Ciro pronto a fare male. Il laziale in profondità sa come fare male, e Kostas rischia di perderselo. Un brutto colpo di Milinkovic lo costringe ad uscire. (28’ Florenzi 5,5: passa la febbre, ma non i postumi. Così concede metri di puro terrore a Lukaku e si fa vedere col contagocce in attacco)  

Jesus 6: Ha fermato Messi, non può spaventarlo Felipetto. Sarebbe come aver paura di recitare nell’aula di condominio dopo aver preso applausi alla Scala. Eppure il brasiliano parte a singhiozzo e si calpesta pure in area con Kolarov. Poi tiene male un paio di volte la linea del fuorigioco e gestisce con ansia. Cresce nel secondo tempo quando la Lazio prova davvero a vincere il derby.    

Peres 6: Amnesie da Bruno ce ne sono, ma quel maledetto palo al 36’ gli toglie la statuetta di Eroe per caso che fu di Cassetti o Piacentini. Non si demoralizza però per la mancata impresa, e quando entra Under accelera i battiti di una fascia che il brasiliano tiene senza strafare. Ma senza sbagliare. Quando entra Lukaku soffre troppo. (36’ El Shaarawy 6: un salvataggio su Marusic che vale un gol)  

Strootman 6: Compassato un po’ lo è dopo le fatiche di coppa, ma recupera una marea di palloni e si mette sulla panca a ingaggiare una gara di pettorali con Milinkovic. Kevin non molla il bilanciere, ma le ultime due serie sono da lingua fuori dalla bocca.  

De Rossi 6: Esce di nuovo dal campo con barba e capelli zuppe di sudore, ma le energie in corpo sono inferiori rispetto alla Remuntada. Daniele mantiene il camino acceso ma senza legna è difficile riscaldare un reparto che pian piano cede troppi metri. Al 25’ rischia un autogol che non lo avrebbe fatto dormire per i prossimi 30 anni.    

Kolarov 6: Il grande ex prova un brivido al 6’ quando balla in area con Jesus e per poco non fa entrare Parolo. Una danza che evidenzia qualche guasto. Per tutto il primo tempo, in effetti, Aleksandar non offre il solito contributo di sicurezza e cattiveria tanto da prendersi pure i rimproveri di Di Francesco. Ripresa di puro controllo, non sempre perfetto. Ci prova da calcio piazzato, ma dovrà rimandare il gol dell’ex. Si prende però la sufficienza per un recupero agli sgoccioli che salva la Roma da sconfitta certa.  

Nainggolan 5,5: Si illumina pure la luce sul comodino di Martinez quando il Ninja taglia un pallone d’oro per Peres. Una magia alla Totti in un primo tempo in cui prova a mettere ansia da prestazione a Leiva. Ci riesce in un paio di strappi potenzialmente letali. Nel secondo tempo sposta le frequenze su un canale radio di pura nostalgia e si butta via.    

Schick 5: “La fiducia si guadagna goccia a goccia, ma si perde a litri”, scriveva Sartre. Lui ha fatto l’esatto contrario, nel senso che ha recuperato la fiducia di Di Francesco dopo la buona prova col Barça. Oggi goccia a goccia riempie una bottiglia poco frizzante. Qualche buon recupero, intesa con Dzeko da lavori in corso e un po’ di eccessiva morbidezza. A proposito di Goethe: sembra l’Apprendista stregone dell’omonimo libro. La luce negli occhi si vede a tratti. (55’ Under 6,5: ben altre bollicine rispetto a Patrik. L’ottomano Cengiz tira fuori la mezzaluna e costringe Radu a prendere per primo la via degli spogliatoi. Pregevole pure al cross per il testone di Dzeko)  

Dzeko 6: Astuzia bosniaca quando sfrutta un errore di Leiva e poi lo fa pure ammonire, concretezza italiana quando prova a far salire la squadra col solito lavoro di centimetri e chili.  Edin finge solo di togliersi  la tuta verde di Geko e negli ultimi tre minuti va vicino al gol in tre occasioni: miracolo di Strakosha, traversa e tiro di poco fuori. Ha avuto tre palle, le ha quasi sfruttate.  

Di Francesco 6: Non era facile rimotivare una squadra ebbra di goduria. Non era facile ridare fiato a giocatori esausti. Eusebio conferma tutti, ma il calo fisico è evidente e rischia di far perdere un derby fondamentale per la classifica. I cambi però sono giusti, e alla fine arriva un punto d’oro con un calendario ora in discesa. Tradito, parzialmente, da Schick.