"Mi assumo tutta la responsabilità": quando un allenatore dice così, in realtà pensa che la colpa è dei giocatori. Fateci caso, senza pensare soltanto a Mancini e alla sua ultima Inter.

C’era un celebratissimo "mister" (lasciatemi il segreto, perché a Pasqua voglio solo telefonate di auguri e non di proteste) che commentava la prova della squadra declinando i verbi con tre varianti: "Ho vinto, abbiamo pareggiato, avete perso". Ecco: seppur punteggiata da qualche frase di circostanza, "mi assumo tutte le responsabilità" è un’espressione quasi sempre seguita da "squadra da rivoluzionare" e simili. Contraddizione evidente. Se meriti e colpe sono soltanto dell’allenatore, la squadra non va toccata. Viceversa, chi siede in panchina va cacciato. Semplice, no?

Sarebbe più facile, da capire, se ci fossero le telecamere negli spogliatoi anche nell’intervallo e a fine partita. Ora Sky mostra bendaggi e tatuaggi, cuffiette e scarpette: è la poesia dell’attesa, quella che una volta aveva l’odore mitico dell’olio canforato e ora ha il profumo di unguenti più tech ma - di fatto - sempre scaldamuscoli antichi come il calcio. E’ un format, il pre. Invece intervallo e fine gara, no. Dipendono dal risultato. Il meteo del post-partita è: raramente sereno, sempre variabile. E sbaglia chi pensa che esistano due realtà contrapposte, una reale e un’altra televisiva. In verità gli spunti di discussione vengono già accennati in quei primitivi talk show ambientati negli spogliatoi al novantunesimo. Tutto uguale dai dilettanti ai superprofessionisti: cambiano i dialetti, forse, ma non i concetti. Chi vince, festeggia. Chi perde, si giustifica. Oppure litiga.

In un angolo più riservato si appartano l’allenatore e il suo dirigente di riferimento, che non sempre è il presidente. Parlano, parlottano. Si confrontano o si scontrano. Comunque si sfogano. Come si dice: "a caldo". E infatti sono bollenti gli stati d’animo. Incendiari i commenti su arbitraggio, prestazioni dei singoli, varie ed eventuali. Poi il self-control impone le interviste. Quindi la recita televisiva. E lì basta guardare occhiaie e rughe disegnate dallo stress, per capire tanto. Se non tutto.

Il Mancini che annunciò le dimissioni dopo un’eliminazione di Champions (spianando di fatto la strada a Mourinho) assomiglia all’ultimo Mancini che, nell’ordine: 1. Si assume tutte le responsabilità; 2. Ordina la Pasqua lavorativa alla Pinetina; 3. Fa capire che la squadra va rivoluzionata per l’anno prossimo. Anziché i tre punti in campo, tre punti da discutere. Con l’aggiunta di un direttore sportivo, Ausilio, che invece dichiara: "La rosa dell’Inter è inferiore solo a quella della Juventus".

Insomma, una contraddizione tira l’altra. E tutte sono figlie di tensioni, delusioni, depressioni, più quel che in rima possono aggiungere tifosi interisti non proprio garbatamente poetici negli ultimi tempi. Però attenti, perché la storia del calcio è piena di "squadre da 10 euro che non possono andare in ristoranti da 100 euro" o presidenti che dopo un esonero "finalmente si vede la mano del nuovo tecnico". Tutto da verificare. O, se verificato, quasi tutto smentito dal campo.

Buona Pasqua e Pasquetta, allora. Se è brutto tempo, non fateci caso. Il meteo peggiore è sulla Pinetina di Appiano Gentile: tuoni e fulmini. Se e quando passerà il temporale, nessuno lo sa.
 

Sandro Sabatini (giornalista Sky Sport)

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