Il 31 dicembre si presta per sua natura a stilare bilanci. Viceversa, i primi giorni dell'anno nuovo ti spingono a chiederti fino a che punto della tua vita vorrai e potrai spingerti. E il calcio non fa eccezione. Per la Sampdoria, il 2017 è stato forse il primo anno solare da parecchio tempo a questa parte caratterizzato da un andamento decisamente positivo. Credo che il saldo del bilancino blucerchiato, negli ultimi dodici mesi, abbia un netto segno 'più' davanti. La Samp ha vinto i due derby giocati nel 2017 (più quello disputato ad ottobre 2016, sono tre di fila), ha ottenuto un onorevole decimo posto in campionato, ha chiuso il girone di andata da sesta forza del campionato, ha un bilancio solidamente in attivo e un centro sportivo che ben presto farà parlare di sé. Soprattutto, il Doria ha avuto due grandi meriti: è uscito vincitore da una campagna acquisti molto, molto delicata ed è riuscita a trattenere Marco Giampaolo.

La sessione estiva, adesso ce ne rendiamo conto, era una delle più complicate e cruciali dell'intera gestione Ferrero. La Samp si ritrovava per la prima volta a dover gestire un capitale umano e calcistico decisamente importante: negli scorsi campionati, i pezzi pregiati con cui poter fare cassa erano soltanto uno, massimo due a stagione. Nell'estate 2017, invece, tra le fila blucerchiate se ne potevano contare agevolmente quattro o cinque. Skriniar, Torreira, Muriel, Schick, gli stessi Praet e Bruno Fernandes, anche se reduci da una stagione sottotono: tutti calciatori estremamente appetibili, veniva naturale ritenerli una nidiata quasi irripetibile. Bisognava valutare attentamente chi vendere, come cederlo, con che modalità e a che cifre. Sbagliare e farsi ingolosire era estremamente semplice, viceversa era altrettanto complicato rimpiazzarli. Il rischio di farsi prendere dalla smania c'era, io stesso ero molto, molto scettico, non lo nascondo. L'ho pure scritto a più riprese. Sei mesi dopo possiamo dire che la Samp è uscita vincitrice da una prova impegnativa. Come tutti, anche io sognerei di veder confermati tutti i protagonisti di questo campionato l'anno prossimo. Razionalmente, però, so che sarà difficile, se non quasi impossibile. Gli uomini mercato di Corte Lambruschini però hanno dimostrato di meritare fiducia, superando l'ultimo esame. E fino a che questa fiducia non verrà tradita, è giusto che continui a concederla. Anche a costo di sentir dire che lo faccio per piaggeria, cosa che ve lo garantisco, fa parecchio ridere.

Il secondo grande merito della Samp, dicevamo, è stato quello di confermare un allenatore capace di esprimere a Genova un calcio che non si vedeva da tempo. Magari non nell'arco dell'intera stagione – se non avessimo qualche flessione, saremmo in Champions League e in lotta per lo scudetto – e magari buttando qualche punto di troppo per strada. Ma il gioco visto contro il Milan, o contro la Juventus, io personalmente non lo ricordo a memoria nel mio. Per giocare in un certo modo c'è bisogno della materia prima, ovviamente, ma serve anche l'artigiano in grado di mettere insieme il tutto. In buona sostanza, io sono estremamente favorevole a tenermi stretto Marco Giampaolo ancora a lungo. Anche lui può migliorare, come tutti, ma il fatto di poterlo fare a Genova non giova solo a lui, ma anche alla Samp.

Essendo ancora sulla soglia di questo 2018, però, è lecito anche porsi i primi obiettivi da raggiungere. Fissare i buoni propositi per l'anno nuovo è basilare, ti spinge a migliorare. E allora divertiamoci a farlo anche per questa Samp. Vi dico i miei, in ordine sparso. Innanzitutto onorare di più la Coppa Italia, pur con tutti i suoi difetti strutturali. Le due eliminazioni delle ultime edizioni gridano vendetta, è un trofeo che abbiamo nel DNA, E dà l'accesso all'Europa seppur dalla porta secondaria, Già, l'Europa. Ecco il secondo sogno da inseguire nel 2018. La Samp e la sua gradinata se lo meritano, dopo gli schiaffi di Vojvodina. Il terzo buon proposito, a mio modo di vedere, deve essere quello di gestire la prossima campagna acquisti sulla strada della continuità: va bene salutare alcuni pezzi pregiati, ma senza stravolgere totalmente un assetto che funziona. Ho altre due speranze, per questo 2018: novità sul fronte stadio, e la riconferma di Giampaolo per il terzo campionato consecutivo. Vorrebbe dire che la strada intrapresa è quella giusta. Troppi sogni nel cassetto, secondo voi? Forse sì, ma l'inizio di un nuovo anno è bello proprio per questo: tutto ancora può essere. E allora perchè porsi limiti? E perchè non sognare in grande?