"Coppa Italia... noi ci crediamo". Recitava così lo striscione apparso in Gradinata Sud pochi minuti prima del fischio d'inizio di Sampdoria-Cagliari. Perfetta sintesi del pensiero predominante tra i tifosi blucerchiati, e anche per una parte di addetti ai lavori. Ecco perchè qualcuno ha storto il naso, nel leggere la formazione doriana rimaneggiata con vista sul campionato, infarcita di scommesse e di giocatori che si dovevano ritrovare.

In una gelida serata genovese, spazzata da un vento arcigno e subdolo, ha avuto ancora ragione Giampaolo. Ha vinto, per l'ennesima volta, tutti i suoi azzardi. Che poi è pure sbagliato definire in questo modo le sue scelte. Forse possono sembrare azzardi a chi non respira tutti i giorni l'aria dello spogliatoio e del campo. Non lo sono per chi, come il mister, segue ogni movimento di ogni suo giocatore. Marco Giampaolo tiene la sua squadra sul palmo della mano. La muove come come un abilissimo burattinaio, e la Sam è la sua marionetta. E' la sua creatura, in tutto e per tutto.

L'avversario zeppo di giovani era un banco di prova tutt'altro che impegnativo, è vero, ma la partita con il Cagliari è stata forse la dimostrazione di quanto il mister doriano abbia il polso dei suoi giocatori. Anche perchè l'impegno presentava una possibilità di fallimento elevatissima. Era sin troppo facile sottovalutare il match, e una serata storta avrebbe creato un sottobosco di dubbi e recriminazioni deleteri. Tutto spazzato via da una Samp propositiva e volenterosa. Una Samp che strappa applausi anche ad un pubblico intirizzito ma completamente conquistato dal suo allenatore.

A proposito di Giampaolo, paradossalmente la Samp esce da questa partita con due, anzi tre dubbi. Dubbi positivi, intendiamoci, su cui il tecnico si scervellerà più che volentieri. Il primo e principale quesito è il seguente: come si fa a tenere fuori questo Schick? E' giovane, vero, ma ha il passo del grande giocatore. Lasciate perdere i due gol realizzati, ciò che colpisce del ceco è l'intelligenza calcistica, abbinata ad una tecnica fuori dal comune. Un paio di suoi controlli mi hanno strappato un'esclamazione di sorpresa, il velo per il gol del vantaggio doriano è semplicemente un colpo di genio.

Gli altri due appunti in ordine sparso relativi alla serata si legano a due dei giocatori più attesi: Djuricic e Dodò. Li aspettavamo con curiosità, anche perchè sino ad oggi erano gli oggetti misteriosi di questa Samp. Il serbo aveva disputato 19 minuti complessivi in Serie A, il brasiliano 34. Praticamente, il campo non lo avevano mai visto. E se l'ex Inter è stato solido e affidabile - già questa è una notizia - ma poco appariscente, lo stesso non si può dire di Djuricic. E' un classe '92, ha passo, è veloce e tecnico. Sin dai primi minuti ha colpito in positivo, ma la sua prestazione è stata un continuo crescendo. Uscito tra gli applausi, merita almeno un secondo sguardo. La Samp ha trovato l'ennesima alternativa in mezzo al campo? E' presto per annunciarlo, ma l'ex Benfica di sicuro si è guadagnato una nuova occasione.

C'è solo una nota stonata, in una serata in cui tutti i pezzi si sono incastrati alla perfezione: Ante Budimir, in questo momento, quando guarda verso i pali avversari vede solo un sottile spiraglio protetto da un immenso guardiano. Lo scorso anno, a Crotone, gli sembrava di trovarsi di fronte una prateria incontaminata. Deve crescere, ritrovare fiducia e quel rapporto quasi carnale che c'è tra la porta e un bomber. Giusto probabilmente darlo in prestito a gennaio, per far sbocciare nuovamente quell'intesa con il gol appannata e sbiadita.

Ecco perchè val la pena di dare un'occhiata più attenta alla Coppa Italia. Sino ad oggi, gli occhi scorrevano sul tabellone in maniera distratta e superficiale, diciamo la verità. Ora però in tanti iniziano a conoscere meglio tutti i possibili accoppiamenti, gli intrecci e le eventualità futuribili. Sarà un caso? Forse sì, ci sono ancora troppe variabili dij mezzo. Ma io quella partita del 2009 contro la Lazio all'Olimpico non l'ho ancora digerita...