Tre tiri per squadra. Il Chievo batte 2-1 il Sassuolo al Bentegodi grazie a due reti nate entrambe su calcio piazzato, un corner dalla sinistra (21') e uno dalla destra (40'). Tutto succede nel primo tempo, anche il pareggio provvisorio al 28' del solito Defrel (3° gol in campionato, 6° in 8 partite, coppa compresa). Sulla pressione di Iemmello, Biondini e Magnanelli, Hetemaj sbaglia l'appoggio per Rigoni che, in scivolata, al limite dell'area, tenta il tutto per tutto su Defrel, ormai avventatosi sul pallone e pronto a freddare Sorrentino. L'illusione dura meno di un quarto d'ora: Lucas Castro svetta di testa su calcio d'angolo e porta il Chievo alla vittoria.

La partita è stata, come spesso capita di vedere a Verona, veramente brutta, per tanti motivi. Uno di questi, quello meno strettamente tecnico, è la pioggia di infortuni vista al Bentegodi. Sfortunato, il Sassuolo ha perso Matri dopo soli 20', Cannavaro dopo 45', Duncan dopo un'ora di gioco. Oltre al guaio intrinseco ad ogni infortunio, se ne sono aggiunti di conseguenti, quelli relativi ai cambi condizionati. Di Francesco, ad esempio, non ha potuto inserire un centrocampista per dare più qualità e intensità nella ripresa (Mazzitelli), né ha potuto inserire un esterno oltre a Politano (Ragusa). Tutto questo, tacendo della situazione infermeria, già abbastanza nota (Berardi, Missiroli, Sensi, Gazzola out).

 Dunque come e contro chi ha vinto il Chievo? Sono comunque alibi, questa era una partita da pareggiare, punto. Bravi loro, i clivensi, non fraintendete. Corti, intensi, fisici, il loro segreto è "giocare facile", parola di Castro a fine gara. Poi il Sassuolo è stato poco concreto, poco pungente, prendete la partita di Ricci: ha corso più di tutti (11,233 km), si è dannato, ma si è dannato a vuoto. 

Quella del Sassuolo ieri sera, è stata una manovra lenta e spezzata, con palloni che si impennavano troppo spesso a campanile, quasi per assecondare il gioco dei mussi volanti. Meggiorini è proprio un musso volante, infaticabile, Cacciatore è un mussoSpolli è un musso, lo stesso Castro lo è. Giocano una versione evoluta, professionalmente molto evoluta della "viva al parroco" (17 lanci lunghi contro i 6 del Sassuolo). "Sono bravi a buttarsi dentro sulle seconde palle", aveva detto in conferenza stampa Di Francesco. 

Vediamo l'episodio chiave della partita, la rete di Castro, ma anche come già sul primo gol di Rigoni, situazione apparentemente ben gestita dal Sassuolo, vi fossero i germi del secondo. Partiamo da qui, dalla gran botta  da fuori del centrocampista del Chievo. Calcio d'angolo, Iemmello respinge di testa, Biondini si fionda su Rigoni e devia fatalmente il suo tiro. Cosa rimproverare alla difesa del Sassuolo? Nulla, o quasi. Iemmello arriva sul pallone insidiato dal terzo tempo di Castro, che sale vistosamente più in alto, e che però manca la sfera di un niente. Castro proprio come in occasione del secondo gol non è marcato. E' quello che parte da più lontano, in tutti e due i casi. Se lo sono scordati? Probabilmente no, lo hanno battezzato. La disposizione pare che fosse questa: una zona mista. 5 marcantoni a uomo (Acerbi, Cannavaro, Letschert, Peluso, Biondini), 4 più bassini a zona (Magnanelli, Duncan, Iemmello, Defrel). 

In entrambi i casi Castro stacca con un terzo tempo da paura, tanto imperioso quanto indisturbato. Nel secondo gol è stato tutto molto più evidente, perché il pallone non è spiovuto nel fitto dell'area, ma in una zona che Iemmello e Defrel potevano quantomeno presidiare meglio. E' sembrato uno schema d'allenamento, coi difensori passivi messi lì giusto per simulare una situazione di palla inattiva. Maran si rivolge a Birsa e gli dice: "Tu me la devi mettere qui sul secondo palo, poi ci pensa Castro ad arrivare. Piazzano due uomini qui, a zona. Se tu la metti bene e lui fa un terzo tempo dei suoi, gli possiamo fare male". E così è stato. Riassumendo: loro mussi volanti, noi, asini e basta.