L'estate del 2015, all'arrivo di Defrel, mi fiondai subito a Ca' Marta per osservare il nuovo acquisto. Se n'era appena andato Zaza. Di quel primo o secondo o terzo allenamento del francese in neroverde, mi colpì subito un gesto tecnico, che si sarebbe poi rivelato un marchio, la sua firma d'autore. Ogni volta che riceveva un cross, poteva trovarsi vicino o lontano dalla porta, al centro dell'area o al limite, lui impattava il pallone al volo senza paure, ma sempre nello stesso modo: al collo pieno preferiva il piatto.

Zaza vs Defrel, eccomi sotto gli occhi la prima grande differenza. Uno voleva spaccare la porta, l'altro la piazzava. Per essere ancora più precisi -arrivo al dunque- il tiro di prima intenzione di Defrel assomiglia a una volée di diritto forte e precisa, una racchettata. L'avete ammirata ieri sera contro il Napoli, nel gol del pareggio all'82', il suo sesto centro in campionato (undicesimo stagionale).

Gazzola scende sulla destra, vede il movimento di Defrel tra terzino opposto e centrale, tra Hysaj e Chiriches, e decide di metterla dalla trequarti, senza raggiungere il fondo. In mezzo Defrel ormai è solo, a un metro dal dischetto, lanciato in corsa e in vantaggio sul pallone. Un tempo di gioco, piattone aperto sul secondo palo, e gol bellissimo. Il coefficiente di difficoltà è veramente alto, sia perché il pallone sta arrivando da dietro, sia per la velocità del francese. Merito del 4-2-4 e della sua interpretazione personale del momento. Il modulo cambiato in corso d'opera, proprio al suo ingresso in campo al posto di Missiroli, c'entra eccome. La presenza delle due punte centrali, Matri e Defrel, unitamente a quella di Ragusa e Ricci, ha costretto la linea difensiva del Napoli a giocarsi l'uno contro uno ovunque. In questo caso, avendo Strinic, il terzino sinistro, accorciato sull'avanzata di Gazzolla, Koulibaly s'è fatto sotto, stretto come piace a Sarri, tirandosi dietro Chiriches ma non del tutto Hysaj, che si stava preoccupando di Ragusa sul lato opposto. Nel punto dove occorreva fare meglio la diagonale, o farla più rapidamente, si è lanciato Defrel, con grande tempismo e intelligenza tattica. Lì è piovuto il pallone, provvidenzialmente.

Lasciamo stare il brivido finale, quel palo di Callejon che rischiava di mandare all'aria tutta 'sta bellezza di pareggio. Il Sassuolo ha ritrovato un risultato positivo, finalmente gratificante. Portare a casa dal San Paolo un punto era quasi impossibile, specie dopo l'ennesimo infortunio (Politano redivivo, se ne va sulla destra, crossa, ma Strinic gli pesta in scivolata la caviglia. Dopo poco uscirà, quattro minuti prima del gol di Insigne).

La partita era stata preparata da Di Francesco come al solito molto bene, con Missiroli falsa mezzala e attento centralmente sul regista del Napoli, Jorginho. Dietro di lui, Magnanelli e Mazzitelli quasi a uomo sui rispettivi interni partenopei, Hamsik e Allan. Molti dei passaggini verticali che caratterizzano la costruzione del Napoli -il flipper del Napoli- venivano così intercettati, ma naturalmente non tutti, viste le doti tecniche nello stretto dei tre centrocampisti di Sarri. Qualcosa passava, ma in sostanza senza creare grossi problemi alla retroguardia neroverde, guidata dalle ottime prestazioni di Cannavaro e Acerbi, e agevolata dallo spiritismo di Gabbiadini, davvero impalpabile. Il gol poteva nascere solo grazie a una giocata personale di uno dei due esterni, o Callejon o Insigne. Fortunato due volte, e per la deviazione decisiva di Cannavaro che ha messo fuori gioco Consigli, e per il bacino della traversa, il piccolo attaccante della Nazionale ha trovato il gol con un tiro che altrimenti non sarebbe stato irresistibile.

C'è poi da aggiungere che il Sassuolo, prima di trovare la rete dell'insperato pareggio, nel secondo tempo aveva preso un legno con Missiroli, di testa, su un traversone di Ricci. Il secondo dei tre tiri totali dei neroverdi. E' stata dunque una partita di sofferenza, questo è evidente.

Un po' meglio la difesa grazie al contributo di Gazzola, il quale però, al di là del bel cross, spesso era in affanno o in ritardo a causa del gran lavoro a cui era chiamato sulla fascia. Lo ripetiamo, è un buon giocatore, fedele e fidato, ma non può essere titolare in un Sassuolo ambizioso.

Male Matri, per davvero. Mai pericoloso, mai profondità, mai un appoggio (forse uno o due, va bene..), mai un pressing convincente. Non ne ha, non è quello che vuole Di Francesco. Lì davanti bisogna dare il la alla riconquista del pallone, con costanza e applicazione. Lui accenna, fa finta di eseguire il compito come se nessuno se ne accorgesse, poi molla, magari proprio quando bisognerebbe insistere, infuriare. Pensate al lavoro senza palla che faceva Zaza, quello che fa Defrel, quello che facevano Falcinelli, Floccari, Pavoletti. Inutile far finta di niente, per me non può durare. Semplicemente non ha le caratteristiche per giocare in un Sassuolo che deve spendere molto se vuole portare a casa le partite. Non si discute la tecnica del giocatore, il passato, il senso del gol, sto solo dicendo che non aiuta a dovere. Un requisito che non è secondario. E' più facile che si lamenti con l'arbitro, piuttosto, che allarghi le braccia. Ma sono tutti segnali, nel suo caso, di qualcosa che non funziona.